Grazie se avete deciso di leggere anche questa seconda parte della mia storia, ve ne sono grata.

Eravamo rimasti a mio padre che boicottò il mio tentativo di lottare contro il mio disturbo… ed io troppo debole glielo lasciai fare. Proseguì così la mia vita, chiusa tra le ura domestiche, senza avere la forza di cercarmi un lavoro per uscire da quella situazione, del resto io non so fare nulla, forse solo scrivere e non sono neanche sicura di essere davvero brava. Si da adolescente avevo lavorato nei villaggi turistici, ma dopo di allora il nulla. Passavo le giornate a guardare la tv con mio padre, senza uscire se non per andare a trovare i nonni, con i soliti episodi violenti se qualcosa non andava bene a mio padre.

Non mi era concesso avere internet in casa, il telefono fisso serviva solo per ricevere telefonate, qualora dovevo effettuarne una, bisognava sbloccare il telefono con un codice. Passavo il pomeriggio a dormire, sempre più preda della depressione, l’unica cosa di cui mi importava era non perdere qualche puntata in tv, per il resto ero totalmente annullata.

Le botte che mio padre periodicamente mi dava, terminarono ai miei trentadue anni, fu l’unica volta che tentai una reazione ed a mia volta schiaffeggiavo il braccio con il quale mi percuoteva. Non so se fu per quello che smise del tutto di provarci, o se già erano iniziati i primi sintomi dell’ictus. Sta di fatto che a dicembre del 2012 mi svegliai una mattina e lui aveva la classica bocca storta e biascicava le parole. Era da pochissimo morta sua madre ed immagino che questo episodio, avvenuto una settimana prima, avesse accelerato i suoi problemi fisici. Da premettere che lui era diabetico ed iperteso e non seguiva un regime alimentare indicato dagli specialisti, come avrete potuto capire dal precedente post.

chiamai a raccolta i suoi fratelli e chiesi loro una mano per convincerlo a farsi ricoverare, durante quella discussione dichiarò che non gli importava se mi avesse lasciata sola al mondo, ma alla fine sua sorella lo convinse ad andare quantomeno al pronto soccorso. Ovviamente fui io ad accompagnarlo, l sua famiglia se ne guardò bene dal passare la notte in ospedale, nell’attesa di sapere se l’avrebbero ricoverato. Seguirono due mesi terribili, in cui ero sempre più sola. Passavo l’intera giornata in ospedale, guardando mio padre che si aggravava sempre più e subiva altri ictus, mentre la sera mi attaccavo al telefono per informare la sua famiglia di come andavano le cose. Indovinate? Minimizzavano sempre, come non volessero credere che la situazione fosse così critica. Alla fine morì ed io mi ritrovai davvero sola al mondo. Due mie zie mi invitavano a pranzo da loro una volta a settimana a turno, come quasi a scaricarsi la coscienza che in quel modo si stessero occupando di me, ma per il resto passavo le giornate davanti al pc portatile, ultimo regalo di mio padre. Si perché finalmente avevo ottenuto internet, o meglio, con la sua dipartita, potei finalmente acquistare una chiavetta e scoprire il magico mondo delle maratone di serie tv.

Mi misi a dieta, ma ovviamente era disequilibrata, quindi non perdevo nulla anche perché ero e resto molto pigra, quindi mangiare poco, o niente proprio, non ti fa perdere chili, il tuo organismo si abitua. In quel periodo conobbi tramite facebook un ragazzo di nove anni meno di me. me ne innamorai, o così credevo, tanto che decisi di trasferirmi nel suo paese, sparendo quasi totalmente dai parenti. Credete che in seguito a questa mia partenza, i miei parenti cercassero periodicamente di informarsi sulla mia condizione? Errato, mi chiamavano solo se c’erano rogne burocratiche da risolvere e quindi io dovevo riscendere in Puglia, talvolta parlandomi anche in maniera brusca, ma per il resto il silenzio più totale. A distanza di nove anni da allora, posso affermare che ci sono alcuni zii e cugini che neanche sanno dove io sia e non si pongono il problema.

Col tempo sono lentamente sparita da loro arrivando anche a bloccarli sul cellulare e non avvisando quando ho cambiato numero. Neanche il mio caro zio prete si è mai interessato alla mia vicenda, lui che si occupa di aiutare i fedeli della sua parrocchia, neanche si è interessato a sua nipote… esattamente come non si interessò di suo fratello. Venne a trovarlo in ospedale giusto un paio di volte e solo perché una mia zia materna fece notare che essendo un sacerdote, era ipocrita non occuparsi di sua nipote. L’ultima volta che ho letto un suo messaggio è stato sette anni la mia sparizione, in cui mi chiedeva di poter passare da casa mia in Puglia per parlare un po’, gli feci notare che sapeva benissimo che non vivevo più lì… non ebbi nessun altro tipo di messaggio in risposta a ciò. Vi basti pensare che circa quattro anni fa, dovetti riesumare mia madre, secondo regole del comune dove lei è sepolta, per controllare lo stato della salma. Io non me la sentivo di affrontare ciò, per me era troppo vedere il copro mummificato di mia madre e chiesi a chiunque dei miei parenti di farlo al posto mio, io avrei mandato loro i soldi per le spese. Ricevetti un rifiuto, sentendomi dire “è tua madre, devi occupartene tu”.

Penserete che la storia con quel ragazzo almeno andasse bene, vero? Errato, col tempo iniziò una guerra da parte di sua madre, che non accettava il fatto che suo figlio, oramai ventiquattrenne, stesse con una trentenne. Fui aggredita un paio di volte da lei e passavo mesi e mesi senza avere la forza di uscire di casa, per paura di incontrarla. Lui, il fidanzato, spesso non lo vedevo per molti mesi, perché se la madre lo beccava a venire da me, lo metteva in punizione. Si, avete capito bene, anche gli anni successivi, la storia è durata cinque anni e mezzo circa, lei gli toglieva le chiavi della macchina e gli vietava di uscire di casa, se non per andare all’università. È chiaro che si trattava di un amore tossico, una storia a cui mi aggrappai perché non avevo nessun altro al mondo, quindi in qualche modo accettai di subire determinate mancanze da parte sua, nonostante io piangessi al telefono implorandolo di convivere, per riuscire a vivere finalmente questa storia. Lui che prometteva che il tale giorno si sarebbe trasferito da me, poi immancabilmente quella mattina mi mandava un messaggio dicendomi che non lo avrebbe fatto, perché io non ero realmente pronta, ecc. Insomma colpevolizzava me se lui restava a casa con la sua mammina.

Non mi vergogno a dirlo, ho anche tentato di farla finita. la prima volta lui neanche mi credette e si presentò in casa mia dopo non meno di otto ore, perché io non rispondevo al telefono e non voleva chiamare un’ambulanza per paura che lui potesse passare dei guai. Una seconda volta volta feci fuori quasi due scatole di xanax che mi aveva prescritto uno psichiatra della asl e tuttora ho un’amnesia di tre giorni in cui non so cosa sia accaduto, ovviamente lui non mi credette e in quei tre giorni non mi cercò, perché io avevo lasciato il pc acceso, quindi risultavo connessa ad un gioco e fu per lui la scusa per affermare che io mentivo in merito e che non avessi mai fatto nulla del genere. Una terza volta ho provato a tagliarmi le vene dei polsi lui neanche si disturbò a venire a vedere come io stessi, si limitò solo a chiamare i carabinieri perché, parole sue, “mi sto preparando ad un concorso per la polizia, non posso rischiare di essere scartato per non aver chiamato i soccorsi.

Da allora la nostra storia è definitivamente finita, non l’ho mai più incontrato, malgrado abitassimo nella stessa via. Mi spaventai talmente tanto da ciò che avevo fatto che decisi di andare in terapia. Una volta a settimana, per un’ora, ero finalmente io… con le mie fragilità… senza dover indossare la maschera che tutto andava bene. Iniziai anche un percorso con una nutrizionista ed iniziai a ottenere i primi minimi risultati. Ah, dimenticavo, in tutto questo non ho mai lavorato, vivevo con i soldi che mio padre mi aveva lasciato morendo. Avevo trovato due lavori come articolista su internet, che speravo mi avrebbero fatto guadagnare qualcosina per ammortizzare le spese, ma così non fu. Pagavano talmente poco le varie visualizzazioni, che non raggiungevo neanche il costo della connessione ad internet, a fine mese.

Poi una notte nella casa dove vivevo ci fu un allagamento. I tubi dell’appartamento al piano di sopra erano esplosi. mi trasferii in hotel, lo stesso dove avevo vissuto il primo anno di vita qui nel Lazio. Contestualmente continuavo a pagare l’affitto, pur non avendo la forza di chiedere aiuto per cessare quel contratto, insomma pagavo sia casa che hotel, perché essendo sola non avrei saputo dove mettere la roba che avevo in quell’appartamento. Al proprietario no importava nulla, l’importante era che pagassi e se ritardavo, immediatamente si attaccava al cellulare per sollecitare. ovviamente i soldi hanno iniziato velocemente a scarseggiare, avendo doppie spese, ma io non me la sentivo di tornare a vivere da sola, in hotel almeno avevo sempre qualcuno a farmi compagnia. Anche se devo ammettere, anche quando non avevo problemi di soldi e pagavo regolarmente ogni settimana, non sono mai stata trattata bene dalla direzione e da alcuni del personale. Qui si pretendevano i soldi, ma se mi lamentavo perché la connessione non andava, o perché alcune dipendenti rovistavano nella mia roba, quando rifacevano la stanza, nessuno faceva nulla, neanche colei che negli anni passati qui consideravo come la mia migliore amica. ovviamente ebbi un primo problema economico, perché da sola non riuscivo a sbloccare dei fondi in mio possesso. Per alcuni mesi vissi in questo hotel accumulando debiti, con il proprietario che ogni mattina mi voleva incontrare per sapere se ci fossero novità e entro quanto avrei saldato. Dopo quattro mesi circa finalmente riuscii a trovare un modo per rientrare in possesso di quella cifra e saldai, dopo esattamente trenta secondi dall’arrivo dei fondi. ma da allora ero una sorvegliata speciale in hotel. Il trattamento nei miei riguardi era peggiorato, se per caso ritardavo di un giorno il pagamento della settimana, immediatamente iniziavano ad assillarmi al telefono. nel 2020 durante il lockdown ho definitivamente finito i soldi. Ho smesso di mangiare perché non potevo permettermi neanche di comprare un pacco di pasta. Con l’hotel iniziai a prender tempo, inventando una scusa e la direzione, seppur pressandomi, parve credermi. In fondo avevo dimostrato l’anno prima che alla fine saldavo sempre fino all’ultimo centesimo.

Dopo essere svenuta nella hall perché non mangiavo da troppe settimane, mi lasciai convincere da amici online a scendere ogni giorno per fare colazione al bar dell’hotel. Non avete idea dell’umiliazione. Subivo body shaming ogni mattina. Alcuni dipendenti non si preoccupavano neanche se potessi sentire quello che mi dicevano ridendo. “mi raccomando, dagliene quattro fette di pane in cassetta, non vedi quanto è enorme? Prima che si riempia ce ne vuole”… oppure “ancora cibo le date? non solo non paga, ma pure il cappuccino?”. Una mattina osai far notare che il salame che mi avevano servito era acido, ma non per lamentarmene, con la fame che avevo lo avrei mangiato anche avesse la muffa, ma per evitare che potessero servirlo ad alti clienti. Apriti cielo. Il proprietario iniziò ad inveire al telefono con il dipendente che lo informò di quanto avvenuto “Non solo non mi paga, si lamenta pure? Deve ringraziare che gli concedo qualcosa da mangiare. Poi grossa com’è non le fa male se resta a digiuno”.

Da allora non sono più scesa per colazione, a meno che non fosse in turno colei che reputavo la mia migliore amica. Per non dover subire tutto questo. Piuttosto facevo la fame. Nel mentre ho messo in vendita un piccolo terreno in mio possesso, ma ovviamente con la pandemia in corso, chi si comprerebbe un uliveto i Puglia? In più, non mi vergogno a dirlo, talvolta ho ricevuto del cibo da amici di Twitch che sapevano la mia situazione e magari una sera mi facevano reperire una pizza in hotel, oppure una dipendente che una volta mi regalò delle melanzane, pur di farmi mangiare qualcosa. Devo dire che quando mi è stato possibile ho anche rubato del cibo dal buffet della sala colazioni… di modo da avere qualche pacchetto di crackers per quando avevo troppa fame. Qualche giorno fa, una cameriera mi ha però informata che una nuova assunta, mentre rifaceva la mia stanza e rovistava tra i miei cassetti, ha trovato del cibo nell’hotel e da allora era stato vietato di ripulirmi la stanza.

Ed infine si arriva a ieri, vengo convocata dalla nipote del proprietario, la quale mi informa che entro domenica mattina devo lasciare categoricamente l’hotel. Mi ha raccontato che il comune ha ordinato la chiusura per effettuare dei controlli e non possono avere gente dentro e che non possono ospitarmi nell’altra struttura perché al completo. Mi ha dato un numero di un centro accoglienza ed a nulla è valso far presente che io non ho nessuno al mondo a cui chiedere aiuto, che i miei parenti se ne disinteressano. Ah si, non vi ho raccontato che durante il lockdown io chiesi ospitalità ai parenti, mi fu risposto che “l’ospite dopo tre giorni puzza”. Ovviamente a me è sembrata una scusa, poi non posso averne certezza, ma attualmente su internet è ancora possibile prenotare una stanza qui.

Ho chiamato la mia amica la quale mi ha confermato che chiudevano la struttura, ha subito tenuto a precisare che lei non poteva ospitarmi, perché non ha il posto, visto che nella sala ha dei cuccioli abbandonati di cui si sta occupando. Devo ammettere che ci son rimasta male, perché lei il posto letto ce l’ha, certo saremmo state strette, ma sarebbe stata una cosa temporanea. Ah, dimenticavo anche che dalla prima volta che ero rimasta senza soldi, mandavo curriculum agli annunci in cui richiedevano una segretaria (anche se non ho esperienza lavorativa, penso di essere in grado di rispondere ad un telefono e fare qualche fotocopia), mi ero anche proposta di lavorare gratis per l’hotel come social media (in fondo me la cavo abbastanza bene con i sociale e mi piace scrivere) o come portiere di notte, ma entrambe le proposte sono state rifiutate. Di tutti i curriculum che ho mandato, solo un paio mi hanno risposto, fuori regione, ma appena informavo loro che non avevo la residenza in loco, ma che per me non era un problema spostarmi non avendo vincoli, sparivano per sempre.

Insomma da ieri sono alla ricerca disperata di una soluzione. Senza soldi, senza futuro e con tutti coloro che credevo amici che non facevano altro che dirmi “io purtroppo vivo con i miei, altrimenti ti avrei ospitato volentieri, mi dispiace tanto per te, ciao.” Anche l’uomo che amo e che dice di amarmi, lui vive a Padova, mi ha negato ospitalità. Ad ottobre lui e sua madre si erano offerti ed avevo rifiutato perché non mi sembrava corretto per la direzione dell’hotel sparire senza pagare, ieri invece la madre si è rifiutata categoricamente “mio marito è convalescente da una operazione, io sono disabile, ci hanno vietato di avere gente in casa”. Peccato che sia una scusa bella e buona, perché fu lei a voler rinunciare all’oss domiciliare, per paura del covid, non che le fu vietato di averlo ancora. Poi sarei stata di aiuto in casa, data la loro situazione. ma vabbè, non si smette mai di scoprire come sono davvero le persone.

Lui, l’uomo che amo si è attaccato al telefono chiamando la caritas di qui, finché non gli hanno risposto che oggi hanno bisogno di avere altre info su di me, per capire se esistono strutture che abbiano un posto libero che faccia al mio caso. L’hotel invece vorrebbe scaricarmi in un centro di accoglienza per immigrati clandestini. L’unica che si sta facendo davvero in quattro per aiutarmi è una ex dipendente dell’hotel, che ho conosciuto solo per un mese, poi la licenziarono inventandosi una scusa palesemente inventata. Lei sta cercando di contattare le vecchie strutture dove lavorava, tipo comunità di Sant’egidio, croce rossa ecc.

Ora mi ha informato che forse potrei avere ospitalità temporanea presso un prete, in attesa di trovare una sistemazione migliore. Ah per il mio ex avrei dovuto anche prendere seriamente in considerazione l’idea di tornare a vivere nella casa dei miei in Puglia. Per lui poco importa se in quella casa non c’è luce, né acqua, né riscaldamenti e non avrei i soldi per il cibo, almeno avrei un tetto dove ripararmi e quando gli ho chiesto se lui vivrebbe così, o se permetterebbe che una qualsiasi delle donne che ha avuto prima di me, permetterebbe loro di vivere in comunità parcheggiandole tipo ospizio, mi ha accusata di non voler trovare una soluzione.

Lo so posso sembrare che io faccia solo la vittima e mi pianga solo addosso, ma purtroppo a questo mondo non tutti riescono a badare a sé stessi. Di errori ne ho fatti tanti e ne ero e sono pienamente cosciente, ma per la vita che ho avuto, io so di aver bisogno di vivere con qualcuno, perché da sola non sono in grado di farcela.

Non so dove andrò a finire da qui a domenica, né se avrò ancora internet a disposizione per i piccoli lavoretti (alcuni a titolo gratuito, altri in cui ci guadagno qualche centesimo che accumulo per acquistare roba da mangiare quando posso) e magari per riprendere a fare le live su twitch sperando di guadagnarci qualcosa, come facevo un tempo (si, perché è da ottobre che la connessione dell’hotel si è abbassata talmente tanto da permettermi a malapena di stare sui social o su discord a chiacchierare con gli amici sparsi per l’Italia. Scrivetemi se vi farà piacere avere aggiornamenti sulla mia situazione e magari, qualora avessi il wifi disponibile, creare una sorta di diario in cui vi informo su come sta procedendo la mia vita… o se volete che riprenda con il racconto romanzato della protagonista del blog. Anche il vostro semplice sostegno sarebbe di grande aiuto psicologico per me.

Grazie ancora per avermi ascoltato e scusatemi se mi sono dilungata e son stata prolissa e logorroica, ma davvero mi manca l’aria ed avevo bisogno di uno sfogo. Alla prossima, se sarà possibile.