Lo so, sono passati mesi da quando scrivevo in questo blog delle vicende inventare di Fabiola. da allora sono successe diverse cose. la più importante è che voglio morire. No, non è una richiesta di attenzioni o una finzione di una mitomane. In questi anni ho tentato di morire diverse volte. Alcune volte ho avvisato il mio ex di cosa stavo facendo e lui è intervenuto a bloccarmi, altre volte ci ho provato senza che nessuno sapesse nulla, ma fallivo ugualmente.

Ho passato giornate intere a fissare il vuoto, cercando di muovermi per saltar giù, ho passato tre giorni senza che nessuno si accorgesse della mia assenza, quando ingoiai due scatole intere di xanax con fiumi di prosecco, ho tentato di bere litri su litri di acqua, cercando un avvelenamento da acqua, ho provato a tagliarmi le vene con una lametta, ho digiunato per più di una settimana, bevendo solo mezzo sorso di acqua al giorno, per poter prendere un antidolorifico e non sentire il corpo che mi bruciava da dentro.

Ora sono rimasta senza più nulla nella vita, neanche la speranza che tutto possa risolversi, sono arrivata a decidere di denunciare delle persone, per quello che hanno scritto in questi giorni. Ma questo non mi darà la forza per ricominciare, non questa volta. Non ho più i genitori, credo di avervelo raccontato in passato. Per chi mi legge la prima volta faccio un piccolo sunto. Mia madre è morta quando avevo dieci anni in un incidente stradale in cui anch’io ho rischiato di perder la vita. Quando sia io che mio padre siamo stati dimessi dall’ospedale, lui partì per lavorare in Trentino, io ho dovuto vivere tre anni con parenti, zii e nonne a turno. Sentivo mio padre una volta ogni quindici giorni, mi faceva solo una domanda, come andavo a scuola. Non mi ha mai chiesto come stessi. Passati quei tre anni, lui tornò, ma non furono rose e fiori. Vivevamo insieme, ma era un padre padrone. Lavorava nei villaggi turistici in alcune estati, per il resto era a casa tutto il tempo.

Mi picchiava quando litigavamo, era sempre stato un padre da sculacciate da bambina, ma mia madre riusciva a mitigare la cosa. ora non c’era più mia madre e se in una litigata io rispondevo male a suo giudizio, ecco che volavano i pugni sulla spalla. Una volta usò una spranga di ferro colpendomi all’altezza dei reni. Ho avuto dolore e lividi per settimane. Certo non avveniva continuativamente ogni giorno, a volte riuscivo a non farlo alterare anche per mesi interi, ma prima o poi non ero abbastanza brava a “disinnescare le bombe” e di nuovo partivano pugni sulla mia spalla.

Il mio disturbo alimentare è peggiorato in quegli anni, ma non sapevo fosse una patologia. Mi ingozzavo di nascosto con chili di cibo comprato senza che nessuno ne sapesse nulla e non mi fermavo finché non stavo male fisicamente.Ho anche rubato soldi dalle borse di parenti, per procurarmi il cibo. una drogata in tutto e per tutto potremmo dire. mio padre non ha mai smesso di picchiarmi, finché non ha avuto gli ictus che lo hanno condotto alla morte.

Non sono mai scappata da quella prigione, non ne avevo le forze, non avevo soldi, né qualcuno che potesse ospitarmi, né un lavoro. In più mio padre mi teneva incatenata a quella casa, annullando la mia voglia di reagire, mortificandomi, dicendomi che ero una buona a nulla e fannullona. Con la sua morte credevo di essere libera, invece ho peggiorato la situazione.

Nei giorni in cui lui era ricoverato per gli ictus, conobbi un ragazzo, nove anni più piccolo di me ed a seicento chilometri di distanza da me. me ne infatuai, come non avrei potuto? Era l’unico raggio di luce in mezzo a tanto buio. E presumo fosse un amore malato sin dall’inizio, ma non potevo rendermene conto, non ero lucida. Lo amo ancora però e non posso vivere senza di lui.

Lui non voleva una storia a distanza, io potevo trasferirmi. Ho vissuto in un hotel per un anno e stavo bene, anzi benissimo, finché i genitori di lui non hanno scoperto chi fossi ed iniziato una guerra contro di me. Avevo nuovi amici, nuovi interessi, il mio primo vero fidanzato che potevo vivermi senza relazioni a distanza, avevo un sogno. Sognavo e sogno di essere una scrittrice, di vivere della mia scrittura.

Ma l’ostracismo dei suoi genitori hanno rovinato tutto e lui non ha saputo o voluto farmi star bene. Sono caduta di nuovo nella depressione, trattavo male tutti, gli amici si sono allontanati, stancandosi del mio caratteraccio che veniva fuori. lui mi riempiva di bugie per quieto vivere, o per uscire di nascosto con donne a me sgradite. Sono stata aggredita, strattonata, morsa e minacciata di morte dai suoi genitori in due occasioni. una volta perché mi hanno vista all’università che frequentava lui, un’altra volta sotto casa.

Si, perché dopo il primo anno vissuto in hotel, lui mi convince a prender casa. Io ero contraria, nell’albergo avevo degli amici, non ero mai sola, se mi sentivo male potevo chieder loro aiuto. In casa ero e sono totalmente sola, se svengo e urto la testa, se ho la febbre alta, se voglio morire, sono da sola. nessuno verrà ad aiutarmi. Mi promette che farà di tutto per passare delle notti con me nella nuova casa e la prendo. Affitto quella che economicamente mi è più conveniente, in base alle mie esigenze, ma combinazione è ubicata nella stessa piazza dove abitano lui ed i suoi genitori. Questo probabilmente ha peggiorato il mio stato psicofisico. Ho preso la via dell’autodistruzione. Urlavo contro di lui perché non c’era mai quando avevo bisogno, perché mi teneva nascosta dai suoi, perché mi costringeva ad avere una relazione come quella dei sedicenni, in cui ci si vedeva di nascosto, sperando di non essere beccati. ma prima o poi ci beccavano e non lo vedevo per settimane. Ed ero sempre più sola. Fu allora che iniziai a tentare il suicidio come unica via per scappare al dolore che avevo dentro. Il mio sogno di diventare scrittrice era accantonato, non ero nelle condizioni mentali di scrivere nulla. Vegetavo e vegeto, vedendo serie tv e mangiando quintali di roba. All’inizio di questo mese sono arrivata a pesare 156 kg. Il mio record.Con lui ci sono sempre stati continui tira e molla, litigavamo in continuazione. Per i primi due anni, se la litigata era molto forte, mi ritrovavo con le sue mani che stringevano forte il mio collo. Si lo so cosa state pensando, fui stupida a non denunciarlo, avevo tanto di lividi e fui stupida a non denunciare le aggressioni e le minacce dei suoi. L’amore ti fa fare cose stupide.

A dicembre sono disperata, non so più come proteggermi da quel dolore e tento una carta estrema. Gli chiedo di uscire dalla mia vita. lui non obietta e lo fa. Mi rendo subito conto della cavolata fatta. Il dolore della sua assenza è intollerabile, rispetto a quello provato stando con lui. neanche un mese dopo mi rifaccio viva, ci sentiamo per due giorni, ma mi fa risentire subito l’ultima ruota del carro, tutto veniva prima di me, così lo caccio di nuovo. Con la coda tra le gambe ritorno a febbraio, lui cede… facciamo l’amore come non l’abbiamo mai fatto… la notte più bella della nostra vita, più bello del nostro primo bacio, più bello della nostra prima volta. Ma le nostre cattive abitudini sono dure a morire. Lui mi dice che non ha una macchina (cosa che in seguito scopro non sia vero) e che non può scegliere di passare il poco tempo insieme ad un cinema o in un pub. Io sono troppo grossa per poter camminare e lui ne approfitta di questa cosa. Ci vediamo una volta ogni due settimane, di nascosto, a casa mia. Vediamo un film, facciamo sesso e poi torna da sua madre. Io ricomincio a dare di matto, non mi può bastare, mi sento come fossi un’amante segreta. A lui sembra non importare che io non esca più per paura di essere aggredita di nuovo dai suoi. Così dopo la mia ennesima sfuriata, decide di allontanarsi, mi dice che soffre ancora per averlo cacciato e che ha bisogno di tempo per farsela passare. Accetto, non ho alternative. Ogni mese mi rifaccio viva, ma lui ignora i miei messaggi o è glaciale, quasi parlasse ad un operatore ecologico sconosciuto. E questo mi faceva andare ai matti, così inveivo e lo insultavo.

Nel mentre, avevo inviato parte di un manoscritto ad una casa editrice ed a due agenzie letterarie, bocciato. Ma una delle due agenzie, mi consegna anche dei suggerimenti su come riscriverlo, cambiando quasi tutto, per renderlo appetibile per il mercato. Prendo la decisione di mettere un palloncino intragastrico, ma la visita iniziale che ho con il medico non va a buon fine. Lui è interessato a propormi solo una nuova tecnica che si, mi farà perdere tanti chili, ma è così invasiva da essere visibile all’esterno del mio corpo. Decido di aspettare settembre, visto che oramai era arrivato luglio e sarebbe arrivato il famoso periodo delle ferie, per vedere se altri medici fossero favorevoli a mettere il famoso palloncino. ma io qui non conosco nessuno e non so a chi rivolgermi.

Arriva agosto e lì un nuovo tracollo, lui sta con un’altra. Con una che vive all’estero, neodiciotenne, non si sono mai incontrati, ma si “frequentano” tramite chat. Non reggo e perdo la testa. Decido di farla finita, ma non sono lucida, quindi nel mentre lo tartasso di foto per fargli vedere cosa sta succedendo a causa del suo tradimento. lui chiama i carabinieri i quali mi convincono sopo molto tempo a farmi ricoverare volontariamente. Nel mentre lui chiamava piangendo loro per dire che voleva correre qui da me, ma non è mai arrivato (al momento non sta vivendo nel mio stesso paese, ma è una cosa momentanea). Riesco a farmi dimettere nel giro di tre ore, non occorrevano punti ed a parte un colloquio iniziale con una dottoressa, non vengo tenuta neanche sotto osservazione. Sul foglio di ricovero c’è scritto che mi hanno fatto prendere delle gocce per calmarmi, ma non è vero, si sono rifatti vivi solo quando ho protestato per non aver visto nessuno che si occupasse di me ed essere stata chiusa in una stanza con solo una scrivania vuota, per tutto quel tempo. Non ho ricevuto neanche un goccio d’acqua. teoricamente, non essendo controllata, sarei potuta uscire indisturbata dall’ospedale o avrei potuto riallargare i tagli rendendoli più profondi.

Torno a casa e lui non c’è e non arriverà. cala di nuovo il silenzio tra noi. Mi faccio viva con quella che dice di amare (in seguito ho scoperto che hanno messaggiato solo due volte prima di dichiararsi il loro amore, potete immaginare quanto possa credere a questo “forte” sentimento). Lei fa l’amica comprensiva, mi dice di correre da lui e baciarlo, di riprendermelo. lo convince a darmi una possibilità di riconquistarlo, o almeno è quello che sembra (attualmente posso dirvi che era una finta, per impedirmi di farmi ancora del male). Lui riprende a rispondermi, ma freddo e scostante. Ricomincio ad agitarmi ed a volerla far finita. Lui cambia registro e diventa un po’ più accomodante. ma io non smetto di annunciare di farla finita, perché almeno tre volte al giorno vedo come lui si comporta con lei, stanno ancora insieme come se io non esistessi, fanno i piccioncini su facebook. Lui le affibbia il nomignolo che aveva dato a me, le manda le foto dei suoi genitori e promette di presentarglieli sempre. A me tutto questo era stato vietato, prima che iniziasse la guerra, prima che i suoi mi attaccassero perché sono Pugliese, perché sono brutta e perché ho nove anni più di lui. Ed invece a lei concede tutto senza tutti i paletti che metteva a me.

Ed ogni volta lui si schierava dalla parte di lei, anche quando smascheravo le sue bugie, lui dava ragione a lei, dicendo che non era vero che mentiva… nonostante gli portassi delle prove… lui mi accusava di mettere solo zizzania. Le ha riferito ogni nostra conversazione degli ultimi venti giorni, lei sa persino dove abito. La ragazzina, dal suo canto, mi tiene continuamente sotto ricatto, se quando mi scrive su whatsapp non gradisce la mia risposta, ci tiene a ricordarmi che se lui mi da una possibilità è grazie a lei e che può farmela togliere in qualunque istante. Decido che ne ho troppo delle sue minacce, al blocco e avviso lui della cosa. ovviamente non la blocco su facebook, per poter vedere se lui fa ancora il piccioncino con lei.

Lui corre ad informarla che l’ho bloccata su whatsapp e lei inizia a scrivere post contro di me. Vado fuori di testa in maniera veramente brutta, mi faccio paura da sola. Urlo contro di lui di rimetterla al suo posto. Lui non interviene, arrampicandosi sugli specchi che non ce l’ha con me. Invece di metterle un freno, mette dei paletti a me. La promessa di rifrequentarci al suo ritorno era annullata. Non ci sarebbero state telefonate tra di noi, ma avremmo comunicato solo via chat. Di lavorare al muro di rabbia che ci divide, di demolirlo e riconquistarlo, senza preoccuparsi se nel mentre lui sta con lei e cosa accade, altrimenti lui sparisce all’istante. È un ricatto, ma non posso rifiutarlo o lo perderò.

Trovo il contatto di colui che, a dire di lei, è il suo ex fidanzato. Scopro che in realtà non sono mai stati insieme, che non è vero nulla, che era un suo contatto e lei tentava di attirare la sua attenzione mandandogli foto di tagli che si procurava. manco gli screen a lui e lui riferisce la cosa a lei… ovviamente non prima di averla difesa e coperta dalla menzogna. Li consegna il mio numero a una sua amica, la quale inizia a scrivermi su whatsapp e la blocco subito. Lei inizia a pubblicare post sul suo profilo facebook, non fa mai apertamente il mio nome, ma mi chiama balenottera azzurra (non per il mio peso, ma per il loro istinto a suicidarsi), in riferimento alla blue whale.

Urlo, imploro lui di farla smettere. Lui ignora i miei messaggi. Lei continua a pubblicarne, in uno era evidente che era rivolto a me, perché si faceva anche il nome di lui e glielo fa togliere. ma ne pubblicano altri, sempre più feroci. Vedendo che lui non interveniva lo faccio io. lei mi dice che sono una balena azzurra, le dico che è sempre meglio non essere come i cani che talvolta mangiano i loro stessi escrementi. È stato il tracollo. È comparsa l’amica che mi aveva scritto su whatsapp ed insieme mi deridevano, io non ho mai più risposto, ma loro hanno continuato a scrivere di sangue, di balene, deridevano il mio corpo obeso ed il mio disturbo alimentare, mi invitavano a farla finita. Alla fine lui si fa vivo, mi minaccia di tacere ovunque e che se avessi pronunciato anche una sola parola, la possibilità di riconquistarlo cessava in quel momento e spariva scegliendo lei. Taccio, non proferisco parola. Lei continua a pubblicare post in cui gioisce del fatto che lui mi ha messo la museruola, che mi faccio ricattare con nulla. Lui fa un blando tentativo di farle smettere, ma lo ignorano.

Lui mi ricontatta e mi dice che da quel momento è finita, che non ho più la possibilità di riconquistarlo, che non mi vuole, né ora, né mai. che non ci saranno porte aperte per il futuro. È finito tutto lì ed è andato a dormire. Io riempio la vasca da bagno, porto con me il cell, il tablet, delle tavolette di ghiaccio per usare il freddo per attutire il dolore, una lametta e delle aspirine. Si, perché in una delle nostre litigate, lui mi aveva suggerito di imbottirmi di aspirine, così avrei reso il sangue più fluido ed avrei agevolato il dissanguamento.

Sblocco le due signorine, oramai dormono anche loro. Le saluto e mi congratulo per aver vinto. Mando una foto del bicchiere con le aspirine a lui. Tanto so che hanno tutti e tre il telefono spento e non possono chiamare i soccorsi. Entro in vasca e guardo una serie tv nell’attesa che l’aspirina faccia effetto. Ma forse ne ho prese troppe e il mio stomaco protesta, sento la testa pesante e penso se sia il caso di chiedere aiuto, ma io non voglio essere fermata. Cerco il numero di qualche associazione telefono amico che operi di notte. Passo tutta la notte a chiamare invano. “le linee sono tutte occupate, si prega di riprovare”. Stamattina riesco a parlare con un volontario, ma è inutile, le solite frasi fatte: “pensa ai tuoi genitori lassù, a cosa staranno pensando vedendoti così… la vita è una sola… ci saranno mille possibilità nella vita… ecc”, frasi che per chi è nel mio stato psichico non possono essere d’aiuto, anzi il contrario, mi fanno solo pensare all’orrore vissuto in 37 anni.

Mi viene in mente che la balenottera azzurra è anche la blue whale e del triste e pericoloso fenomeno che si cerca di combattere in questi mesi. mi viene un dubbio… e se quei messaggi fossero un reato? Se quando mi scrivevano su whatasapp che dovevo sbrigarmi con l’aspirina, che dovevo togliermi subito di torn, che dovevo sbrigarmi a morire, fossero cose denunciabili? Per fortuna la sera prima avevo fatto degli screen dei post e dei commenti, perché lui le aveva fatte cancellare tutte.

Chiamo la caserma dei carabinieri e mi informo, si siamo davanti al reato di bullismo e istigazione al suicidio, si può denunciare. Ma il carabiniere prende la cosa alla leggera, mi dice di lasciar perdere, che sono solo ragazzate di poco conto, di pensare a me stessa. Ma io non voglio soprassedere, io voglio denunciarle e poi c’è quella frase di lui su whatsapp, in cui dice che lei era, doveva ammetterlo, era stata acerba ma brava con quei post. Gli dico che le denuncerò, lui cambia di nuovo atteggiamento con me. Cerca di fingersi sereno, di riavvicinarsi, pur stabilendo che non tornerà mai con me, che ama lei. Cerca di essere dolce, ammette tutti gli errori che ha fatto durante la nostra storia, anche di avermi messo le mani al collo più di una volta, ma tentando di giustificarsi.

Cerca di giustificare loro, liquidando come un gesto sbagliato ma fatto da persone acerbe. Ma stavolta non mi lascio infinocchiare, gli dico che le denuncerò anche se arrivasse a chiedermi di andare a convivere subito e sono indifferente e distaccata nel dirlo. Lui torna ad essere freddo, stavolta non c’è riuscito a manipolarmi ed a tenermi buona. Lei continua coi post contro di me, pubblica l’immagine di una balenottera azzurra pokemon. io continuo a mandare gli screen a lui, per far vedere che sto guardando. E lui cosa fa? Giustifica lei, dice che ha diritto a rifarsi una vita con chi vuole, che è stanco di me e mi blocca su tutti i social.

Ho 37 anni, non ho amici neanche che vengano a costringermi ad andare a bere un caffè. Non riesco ad essere calma per mettermi a lavorare al romanzo. non esco di casa da un anno, neanche per fare la spesa (la ordino via web)… non mangio praticamente quasi più (fino a due giorni fa mangiavo 50-100 grammi di pasta al giorno e null’altro, ora sono due giorni che non riesco a mangiare o a bere. Pesavo 156 kg, ora ne peso 147. non ho più uno scopo, non sono amata, se vivo o meno non cambierà la vita a nessuno. Non so fare nessun lavoro che non sia scrivere, ma non conosco nessuno che sia disposto a lavorare con me, per aiutarmi a scrivere un buon prodotto ed a venderlo… prima o poi i soldi con cui vivo finiranno, anche se non è un avvenimento a breve termine. Sono una delle migliaia di persone invisibili in questa società, voglio morire, perché non ho più nulla.

 

(immagine come sempre presa da internet)

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