Eccomi qui, per aggiornarvi di come è andata a finire ieri. Si, perché il pezzo scritto ieri, lo avevo preparato al mattino, sapendo che durante la giornata non avrei avuto voglia di attaccarmi al blog ad urlare la mia solitudine. Avevo anche deciso per che ora programmare la pubblicazione, certa che per quel momento, o sarei stata impegnata a vedere l’ennesimo film, oppure avrei dormito, per far sì che la giornata finisse in fretta.

Invece i miei programmi non sono andati così. Dopo la visione del secondo capitolo de La Bella e La Bestia, ricevo una telefonata. A chiamarmi era una mia amica, l’unica che in questi anni posso chiamar tale. Possiamo anche non frequentarci per molti mesi e spesso accade, ma quando ci rivediamo è come se il tempo non fosse mai passato. Lei sa tutto di me, è stata l’unica che quando sui social ha letto che ero stata ricoverata per il tentato suicidio, mi ha prontamente chiamata… sia per rimproverarmi aspramente, per il gesto fatto, ma anche per starmi vicina.

Ecco, torniamo alla telefonata. Ieri pomeriggio sarebbe stata di turno in hotel e mi chiedeva quali programmi avessi avuto per la giornata.Al che l’ho informata che avevo preparato delle polpettine in brodo ed avrei passato tutto il Natale a letto a guardar film ed ad ingozzarmi.

Ovviamente non poteva accettare una cosa simile da me. Lei è stata la prima persona, di questo paese, che ho conosciuto. Per telefono tra l’altro, quando vivevo ancora in provincia di Brindisi. Avevo chiamato in hotel per prenotare una stanza, visto che dovevo salire per 15 giorni, per incontrare il ragazzo di cui ero innamorata. Fu lei a rispondere e rimase molto stupita della mia idea di passare così tanti giorni, per vacanza, in quel posto. Ebbe una reazione così spontanea e strana, che io ricordo pensai: “Ma cosa vuole questa? Chi le ha permesso di prendersi così tanta confidenza?

Di anni ne sono passati 4 e mezzo da allora e lei, credo, sia stata l’unica costante di questa parte della mia vita. In quell’hotel ci ho vissuto un anno e lei è stata la prima con cui sono diventata amica. Mi ha sempre trovato simpatica, sarà perché normalmente ho sempre la battuta pronta. Poi nei momenti difficile che entrambe abbiamo vissuto, l’altra c’era. Non ci siamo date una mano nel risolvere i nostri reciproci problemi, forse per pudore, nessuna di noi ha mai chiesto aiuto all’altra, però c’eravamo sempre per ascoltarci a vicenda, quando sentivamo l’esigenza di sfogarci e confidarci.

Mai una confidenza nostra è uscita fuori dalla “coppia”. Così, ora che mi vede tanto depressa, la pallida copia della persona sempre sorridente, di tanto in tanto (quando sa di non aver tanto lavoro), mi invita a passare il turno con lei, per chiacchierare e farci compagnia a vicenda.

In una di questi “turni”, in cui entrambe combiniamo poco a lavoro, se non lo stretto necessario… lei per quanto riguarda le pratiche dell’hotel, io per quanto concerne la scrittura… ma chiacchieriamo tanto. Probabilmente mi servirebbero queste uscite almeno una o due volte a settimana, giusto per non continuare a vivere in clausura. Ma questo non è più possibile, visto che le altre dipendenti della reception con le quali avevo stretto amicizia, per un motivo o per l’altro sono uscite dalla mia vita. C’è addirittura chi non risponde ai miei messaggi, o se le chiamo loro a lavoro, trovano una scusa per chiudere in fretta, promettendomi di rifarsi viva entro mezz’ora… ed invece, passati i mesi, mai più sentite.

Così ieri, basta divagare uff, col suo modo di fare gentile ed allegro, mi ha praticamente vietato di poltrire, costringendomi a cucinare qualcosa da mangiare per cena. Avevo fino alle 14 per organizzare la cena di Natale, depilarmi, docciarmi e lavarmi i capelli e vestirmi in maniera presentabile.

Devo dire che ho fatto appena n tempo, nel momento stesso in cui stavo indossando il poncho, ecco che mi arriva lo squillo, per avvisarmi di scendere.

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La rossa ricciolona che vedete in foto è proprio la mia amica. e in basso vedete il mio immancabile portatile, che mi segue ovunque vada. Questa hall è un po’ il mio rifugio sicuro, il posto dove mi sento a casa davvero. Abbiamo chiacchierato tanto… di tutto.. dalle problematiche, alle cazzate più assurde. Infatti alle 18, quando è arrivato il facchino a prender servizio, noi non avevamo combinato praticamente nulla, o quasi. 

Ovviamente ad una certa sono anche iniziati ad arrivare i clienti, quindi io, per non distrarre troppo dal lavoro, ho approfittato per rivedere il solito film al pc… si sempre quello:

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Nel frattempo vagavo per internet ed ho scoperto che tecnicamente avrei la libera uscita nel paese… almeno fino ad oggi… dato che il mio ex è come al solito a Pescara dai nonni… quindi se andassi in giro non correrei il rischio di essere malmenata dai suoi genitori,almeno fino ad oggi sicuro. Sono arrivati un paio di messaggi su whatsapp di gente che, nonostante avessi intimato a tutti di non farmi gli auguri, perché non avevo nulla da festeggiare… e che invece degli auguri ipocriti, sarebbe stato opportuno fare qualcosa per me… ecco che arrivavano scritte del tipo: “So che hai detto di non volere gli auguri, ma io ti sono amico e te li faccio lo stesso“. Ah si? Sono miei amici? e dove sono durante tutto l’anno? Quante volte mi telefonano di loro spontanea volontà? Quante volte prendono l’iniziativa di scrivermi per primi, per sapere come sto? Quante volte mi invitano alle serate che organizzano, venendomi a prendere da casa, come fa la ragazza che vedete nelle foto? Quante volte mi costringono ad uscire, per lottare contro la depressione? Ve lo dico io, ZERO.

Infatti a questi messaggi (senza contare quelli che neanche scrivevano, ma inviavano le classiche cartoline natalizie, probabilmente la stessa per tutti i numeri memorizzati nella rubrica) neanche rispondevo, o se in alcuni casi l’ho fatto, ho a mia volta inviato la foto della scritta “Buon Natale un Cazzo“, che avete visto ieri.

Comunque siamo arrivati all’ora di cena ed ecco che il terrore si impadroniva di me. Io non mi reputo una grande cuoca, mi arrangio. Avevo preparato delle lasagne vegetariane, visto che la mia amica lo è, ripiene di peperoni e funghi e con una besciamella aromatizzata al pesto. Io per deformazione professionale, ne vedevo tutti i difetti: troppa besciamella per paura che la lasagna non cuocesse o si attaccasse nel fondo, poco sale nei funghi, la mozzarella non si è sciolta nonostante la abbiamo riscaldata abbondantemente, esteticamente non mi sembrava invitante, ecc.

Però è stata gradita, almeno a giudicare dai piatti:

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Per il pandoro, con relativo brindisi, ci ha raggiunto anche il portiere di notte, arrivato ben prima del suo turno. Ah c’erano anche gli struffoli portati dalla mia amica, ma a me non piacciono, quindi li ho evitati. Loro oltre a fare il bis di lasagne, hanno anche spalmato della Nutella sulle fette di pandoro che mangiavano. Io invece dopo la lasagna mi sentivo troppo piena, nonostante ne avessi presa solo una porzione, così mi sono attaccata al prosecco.

La serata si è così conclusa, al mio rientro a casa è ricominciata la routine di sempre, con me riattaccata al pc, per scrivere della scomparsa di George Michael. Vi lascio con due brani suoi. Uno il classico Last Christmas, anche perché per lui è stato davvero l’ultimo Natale. L’altro è Careless Whisper, un brano denso di ricordi per me: a prima stagione lavorativa in un villaggio turistico (gli anni precedenti ero troppo piccola e pur passandoci l’intera estate, ero più che altro un’ospite non pagante)… la prima grande cotta adolescenziale… le lezioni di storia della musica che Morgan (si proprio quello che state pensando voi) mi faceva nel tardo pomeriggio… le partite di beach volley, mettendo in palio un nuts o un bounty… la Corsica… i pomeriggi passati con gli animatori, prima seguendo le prove dello spettacolo, poi a chiacchierare alla Casa della Vela… le notti in discoteca… le riunioni con lo staff alle 3 di notte… ecc. Ecco, questo brano mi sembra il più indicato per dare il mio addio ad un grande personaggio che non c’è più.

Ah, con la mia amica stiamo pensando di ripetere l’esperienza anche per San Silvestro, anche se ancora nulla è certo. Di certo non aspetteremo la mezzanotte, lei finisce di lavorare alle 23 e la mattina dopo dovrà svegliarsi prestissimo per andare nuovamente a lavoro. Almeno anche se a mezzanotte scoppierò in lacrime per non essere a festeggiare, avrò comunque 8 ore di compagnia.

 

 

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