Quando mi sono trasformata nel Grinch proprio non lo so. Non è vero, mento. So perfettamente quando sono diventata la pallida copia di Scrooge. Era il Natale del 2011. Mio padre era stato ricoverato per una serie di ictus ed io ho passato il Natale tra la rianimazione ed il pranzo a casa di una zia.

Tutto era fuori dal mondo, in ospedale era come essere in una bolla che ovattava tutto. Le ore passavano lente, le buone notizie non arrivavano. Oramai mio padre non parlava più ed iniziava ad alternare periodi di coma, con brevi risvegli. A pranzo fui invitata da una zia, tutto era così strano. Tutti si comportavano normalmente, come se un loro famigliare non fosse ad un passo dalla morte, come se io non stessi per restare orfana.

Fu l’ultimo Natale che passai insieme ai parenti, fu l’ultimo in compagnia. Da allora passo i Natali da sola, chiusa in casa, con nessuno che si ricordi che non ho più nessuno. Nessuno a cui interessi la mia situazione, nessuno a cui importi realmente di me. I primi anni, nonostante la forte delusione, cercavo di reagire, organizzando pasti luculliani. Alla fine mangiavo avanzi per una settimana, ma vedere l’enorme tavolo della sala da pranzo, totalmente ingombro di vassoi ricolmi, mi aiutavano a non pensare. O almeno lo facevano finché non mi sedevo a tavola per mangiare. Mi ritrovavo lì, in una stanza vuota, con un tavolo imbandito, ma silenzioso. Scoppiavo a piangere ogni volta e la fame svaniva all’istante.

Così mi spostavo sul divano, ed iniziavo a vedere un film dietro l’altro, pescati dalla mia collezione. Quello che mi faceva soffrire maggiormente era colui che è diventato il mio ex. Io sola in provincia di Roma, lui (che abita praticamente di fronte a casa mia) a Pescara dai nonni. Mai una volta che si sia ribellato ai genitori ed abbia scelto me. Mai una volta che abbia imposto la mia presenza a loro. Loro che mi hanno minacciato di morte più volte, mi hanno aggredita fisicamente in diverse occasioni. Motivo? Sono pugliese, ho 36 anni, mentre il loro pupo 27, non sono laureata, non ho un vero e proprio lavoro, sono brutta e sono obesa a causa del binge aeting disorderSe per voi questi possano essere motivi validi per odiare così tanto una persona tanto da volerla ammazzare, io non lo so. E lui subisce questa madre. No, non pensate che sia gente venuta dalle montagne, sottoculturata, che porella non ha mai potuto studiare e che vive in maniera retrograda. Nella famiglia del mio ex sono tutti laureati. Il nonno poliziotto/sindacalista in pensione, nonna ex insegnante, madre impiegata/funzionario del Ministero dell’Economia e delle Finanze, il compagno della madre insegnante alle scuole superiori.

Con una famiglia così, lui non è mai cresciuto, non so dire quanto non l’abbia voluto fare o quanto non ci sia riuscito. Sta di fatto che la sua famiglia ha sempre avuto la precedenza, lui diceva per quieto vivere. Poco importava se io restavo sola. Non si muoveva neanche quando stavo talmente male da non riuscire ad alzarmi dal letto per andare in bagno, è sempre rimasto da sua madre, per non cadere in ripercussioni.

Io a 32 anni, mi sono ritrovata ad essere costretta, per amore, a vivere una storia adolescenziale. Bugie dette ai genitori per vedersi, io che venivo prelevata e scaricata lontano da casa, per non essere visti insieme. Giri esagerati per controllare se fossimo seguiti, ecc. Ma ero innamorata e probabilmente, dopo il primo anno, la storia si è trasformata in un amore malato. Non riuscivo a vivere senza di lui.

Anche ora che non stiamo insieme da un anno e mezzo, quando ha cercato stupidi pretesti per non andare a convivere, scaricando su di me le colpe, non riesco a stare senza di lui. Non lo vedo da un mese e pagherei oro perché tornasse, ma alle mie condizioni. Ma non accadrà mai. In fondo lui, malgrado si professi fortemente innamorato e si comporti da uomo ferito, era solo infatuato. Sono convinto che la sua sia una cottarella, mentre io ero e sono realmente persa per lui.

Quest’anno, anche dai post che ho scritto, vi sarete resi conto che sono ad un livello di depressione pericoloso. L’anno scorso la notte di San Silvestro, mentre lui brindava con degli amici comuni, io calavo giù intere scatole di xanax, innaffiandole con del prosecco. Nessuno mi credette, nessuno di quelli a cui raccontai live cosa stavo facendo si mosse, nessuno mi cercò nei tre giorni seguenti, in cui non ero cosciente. Nessuno si accorse della mia assenza dal mondo. Il mio ex raccontò a tutti che non era vero che lo stessi facendo e tutti gli credettero. Perché rovinarsi un giorno di festa?

Quest’anno ho paura, perché sento di stare peggio. Ho paura di quello che potrei farmi in un momento di forte disperazione. E non ci sarà nessuno che si accorgerà che non ci sono più. Il mio telefono squilla per i classici auguri natalizi, ma io non rispondo a nessuno. Che senso ha augurarmi un buon Natale, quando tutti quelli che mi conoscono sanno perfettamente che per me non lo sarà. Nessuno muove un dito, nonostante io urli aiuto, però gli auguri bisogna farseli. BUON NATALE UN CAZZO!!!

Quest’anno non ho neanche fatto la spesa per la mega abbuffata delle feste. Che senso ha? Sono sola, inutile prendersi in giro, preparando l’agnello con le patate, o il polpo fritto, o l’insalata di rinforzo, ecc. Quest’anno il menù per questi 3 giorni prevede un unica porta, filini in brodo di dado, sia a pranzo che a cena, per 3-4 giorni. Non ho voglia di nulla, non desidero nulla.

Chiedevo di essere amata, di essere importante per qualcuno, invece non valgo abbastanza per nessuno. Perciò mi metto a letto, il computer sul vassoio da pc, una coppetta di pastina in brodo e qualche film in streaming, tra una lacrima e l’altra. Scusate se in questi giorni mi sfogo qui, distogliendo l’attenzione da Sbadatamente complicata, ma non ho più nessuno che mi ascolti, o che voglia farlo. Baci Baci.

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