… lo so, son troppo grande per scriverti la letterina di Natale. Eppure Babadimri, dovresti sapere che in fondo son rimasta bambina. Chi ti sta scrivendo non è il personaggio di Sbadatamente Complicata, ma la sua autrice.

Perciò Babbo, sai benissimo che son sola al mondo. Conosci perfettamente che, a differenza di Fabiana del blog, Viola è orfana.Si, avrei zii e cugini, ma son quattro anni che non li vedo e non li sento. Gli zii che si fan sentire solo se ci son problemi da scaricarmi addosso una volta l’anno, dimenticandosi di me a Natale, Pasqua, ecc… non ricordandosi del mio compleanno, ecc. 

Papá Noel, lo sai, son quattro anni che passo le festività totalmente da sola, barricata in casa, ad ascoltare i vicini che si divertono e festeggiano, mentre il mio telefono resta muto, a meno che non sia io a mandare auguri a destra ed a manca. Gli amici, negli anni son svaniti, perché diciamocelo, chi vuol stare accanto ad una persona talmente depressa, da non riuscire ad alzarsi dal letto, se non per cucinare o andare in bagno. Anche andare a fare la spesa è un’impresa per me, ma nessuno è spaventato da questo. 

In fondo a Natale i social pullulano di belle frasi, di belle parole di solidarietà e bontà, ma quanti realmente si preoccupano del prossimo? In passato sono arrivata ad autoumiliarmi, autoinvitandomi a casa di qualche amica per Natale, sperando di essere accolta a braccia aperte, visto che durante l’anno era capitato di esser ospite loro, seppur raramente. Cosa mi sono sentita rispondere? “Il Natale è una festa da passare in famiglia, perciò, vai dalla tua famiglia, qui non è possibile.” Peccato che io una famiglia non ce l’ho e tutti coloro che mi han conosciuto in real lo sa.

Si Sinterklaas, oggi son più giù del solito, ma sai anche perché… quando sarà passati 45 minuti dopo la mezzanotte, saranno 26 anni che mia madre non c’è più. Portata via ad una bambina di dieci anni, quando lei ne aveva appena 33, a causa di un incidente in cui anch’io ho rischiato di morire. L’anno scorso ho toccato il fondo, la notte di San Silvestro, quando ho nuovamente toccato quel fondo, per l’ennesima volta nel 2015. 

Sentivo i condomini ed i concittadini che ridevano, festeggiavano, brindavano e sparavano botti di fine anno, mentre io, con la vista annebbiata da copiose lacrime, mandavo giù intere scatole di xanax, annaffiandole col prosecco, per non sentirne il saporaccio. Nessuno si è accorto che per 3 giorni sono stata assente dal mondo, perché nessuno mi ha cercata. Quando ho ripreso i sensi, il cellulare era immacolato come quando mi ero addormentata, sperando fosse per sempre.

Nessuno mi aveva chiamato, nessuno aveva affidato i suoi auguri a whatsapp, nulla di nulla. Perché in fondo, se io non esistessi, a chi potrei mancare? A nessuno, questa è la dura realtà. Persino quando avevo un ragazzo, che abitava nella mia stessa piazza, io dovevo restare da sola ed isolata dal mondo. Più che la sua compagna, mi sentivo l’amante. Colpa di un ragazzo, si 9 anni più piccolo di me, ma mai maturato nonostante la maggiore età… ed una madre psicopatica, ipergelosa del figlio, che in diverse occasioni mi ha aggredita fisicamente, aiutata dal suo compagno. Quando si dice che possedere delle lauree e venire da una famiglia che, a differenza della mia, viveva senza privazioni, non vuol dire essere persone di cultura e per nulla ignoranti. 

Alla fine quando il tipo si è trovato di fronte ad una scelte (trovarsi un lavoro e venire a vivere immediatamente con me, allontanandoci dai suoi, o continuare a fare lo studente fuoricorso mantenuto dai genitori), beh, è diventato un ex, nonostante si rifiuti di uscire totalmente dalla mia vita, facendosi vivo se non ha null’altro da fare. Gli amici? Svaniti. Io ho un caratteraccio, l’ho sempre ammesso e l’ho sempre spiegato alle persone che lentamente iniziavano ad affacciarsi alla mia vita. 

Chi se n’è andato per quello, chi perché avere una persona depressa come me, è pesante, meglio scaricare il barile a qualcun altro, chi perché a gennaio, ha preferito credere al mio ex, che giurava non fosse vero che avessi tentato il suicidio, portando come prova lampante le attività del mio computer… omettendo che il mio pc è acceso h24, 7 giorni su 7. Meglio credere a lui, che farsi venire un bel esame di coscienza, no?

Per favore, ve lo dico sin d’ora, nei commenti, a voi che leggete, non vorrei vedere le solite frasi fatte: “Devi amarti di più… cerca di farti aiutare da uno specialista, ecc”. Dallo specialista ci son stata diverse volte nella mia vita (come credete che potessi avere delle scatole di xanax in casa, senza che ne frequentassi uno), ma non funziona, non con me e ne ho cambiati diversi in 26 anni di carriera. Non mi serve a nulla frequentare psicologi e psichiatri (avuti entrambi in alcune fasi della mia vita), se poi torno a casa e sono sola, totalmente sola, fino al prossimo appuntamento con lo strizzacervelli.

Il blog e gli articoli che scrivo per i due siti, sono le uniche cose che scandiscono le mie giornate. Perché la depressione è invalidante. Io so solo scrivere, forse non so fare neanche quello, non sono in grado di svolgere nessun altro lavoro. Ho il fisico martoriato dal b.e.d. un disturbo alimentare di cui non si parla mai, perché a differenza di anoressia e bulimia, si gioca sempre con la morte, ma dura decenni prima che il corpo cessi di vivere.

Perciò Pai Natal perdonami, ma mi sento in diritto di scriverti questa lettera, per chiederti dei regali natalizi, visto che dentro di me son rimasta la bambina che a 10 anni ha perso la persona più importante e si è accorta di non poter fare affidamento su nessuno. Mio padre, come sai, mi mollò ai parenti con la scusa del lavoro, lo vedevo 1 mese ogni sei e si faceva vivo con una telefonata ogni 15 giorni, solo per chiedermi come andassi a scuola. Poco importava che io vivessi con tutti i miei averi in delle buste di plastica e venissi trattata come un pacco postale a destra e a manca.

Non ti chiederò persone nella mia vita, so che non mi accontenterai, o non avrei passato tutti i Natali da sola, da quando anche mio padre è morto. la mia lista di Natale non sarà piena di richieste di amore, di un convivente, di un figlio… no, quest’anno di farcirò di richieste di puro consumismo, anche se so, che neanche queste richieste verranno esaudite da te. Quindi, Santa Claus, eccoti la mia lista e se per caso deciderai di accontentare anche solo una delle mie richieste, sappi che avrai regalato a quella bambina di 10 anni, un Natale che non la costringerà a dormire tutto il giorno e piangere tutta la notte, ma le darai almeno dei minuti di pseudogioia infantile.

  1. La cantata dei giorni pari e dispari (nel cofanetto da 4 volumi della Einaudi di diversi anni fa);
  2. un orologio Citizen Windsurfer d600 con cinturino originale in plastica;
  3. un 6 al superenalotto (così mi trasferirei in qualche posto al caldo, visto che devo essere sola al mondo, perché non concedersi una villa su una spiaggia in qualche luogo dove il massimo del freddo sono 26 gradi?!?);
  4. un Macbook che userei solo per scrivere, lasciando questo pc per il gioco (questo portatile è l’ultimo regalo di mio padre, nonché l’unico dono degli ultimi 14 anni della sua vita);
  5. un cinema proprio a 3 passi da casa mia (visto che se fosse vicino, sarebbe l’unica cosa che mi farebbe uscire da casa), magari con annesso teatro;
  6. un contratto editoriale con una delle più importanti case editrici italiane, possibilmente non sottopagandomi;
  7. un mega buono spesa in qualunque libreria d’Italia.

Come vedi ne ho scritti sette, perché è il mio numero fortunato. So che mi deluderai Père Noël, eppure non potrò esimermi dall’illudermi per l’ennesima volta. Ah, quest’anno non troverai l’Albero di Natale in casa mia. Non ha senso continuare a decorare la casa, se non la vivo e se non ho motivo per festeggiare.

P.s. A voi che leggete, vi chiedo di scusarmi, per esser stata pesante e noiosa, ma non ho nessuno con cui parlare/sfogarmi ed anche se urlassi al mondo il mio malessere, il mondo continuerebbe ad ignorarmi.

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