Non so voi, ma ultimamente faccio sempre e solo sogni cruenti, quindi quando mi capita di farne uno abbastanza tranquillo, resto tutto il giorno a rimuginarci sopra.Perciò è tutto il giorno che ci penso e che cerco possibili modifiche o esaminare il perché di tale “racconto”.

Ero su un’isola deserta, stile Cayo Paloma dell’Isola dei famosi, ma grande il doppio almeno. Non so in che modo vi sono giunta, o meglio, non so a causa di cosa. Arrivo in una specie di guscio di noce, dopo non so quanto tempo di naufragio, dove ci stavo a malapena ed avevo con me solo pochi oggetti. Una lenza con una scatolina di ami, un libro (per la precisione Via col Vento, guarda un po’ eheheh) ed un tubo di bambù con dentro tre coltelli (un macete, un coltello classico ed un pilucchino). A coprirmi dalle intemperie c’era una cerata grande 1,5 metri per 3.

Sbarco su quest’isola in pieno giorno e come prima cosa, nonostante la fame che mi attanaglia, decido di costruire un rifugio per la notte. Quindi grazie al machete taglio delle canne e delle palme e monto su una specie di tenda, coprendo la cerata con le foglie incastrate tra loro di modo da non essere il tutto scoperchiato e fermando il tutto con dei piccoli massi. Dopo aver completato la tenda sotto le palme con vista mare, prendo il mio pilucchino e mi reco verso gli scogli, cercando disperatamente di raccogliere il maggior numero possibile di frutti di mare abbastanza grossi.

Con quello che raccolgo, la metà la mangio subito, per dare un minimo di pace al mio stomaco, il resto lo pulisco e cerco di utilizzarlo per pescare qualche pesciolino. Il mio bottino però è abbastanza magro, sfiletto i pochi pesciolini minuscoli che ho catturato e li sfiletto, sistemandoli sulla lama del machete che avevo lasciato sotto il sole rovente.

Insomma per non farla lunga, passo diversi mesi in questa situazione, dimagrendo a vista d’occhio ed annoiandomi alquanto, con il libro come unica compagnia. Un giorno però, a seguito di una grossa mareggiata che ha quasi spazzato via la mia tenda, inciampo mentre passeggio a riva. Scopro così un tomo, della forma e dimensione di quelli da enciclopedia, tanto per intenderci. Sfogliandolo però, scopro che si tratta solo di pagine bianche e umide. Passo così altri giorni tentando di asciugarlo e di ottenere il fuoco, invano.

Una mattina mi faccio male a causa i uno scoglio, così con le poche goccioline di sangue uscite, presa dalla depressione, scrivo sulla prima pagina del tomo: “Voglio il fuoco”. Il giorno dopo, svegliandomi, scorgo in lontananza una cassa in mezzo al mare che lentamente si avvicina all’isola. Insomma per farla breve, la cassa contiene un accendino. Così intuisco che quel tomo è tipo il diario di Tom Riddle, ha una sua identità senziente. Il suo compito è esaudire le mie richieste, ma posso farne una al giorno e deve essere molto specifica, per non correre in fregature. Alla fine del sogno mi ritrovo ad essere riuscita a costruire una specie di bungalow, ho scoperto che posso ottenere degli elettrodomestici che funzionano perfettamente anche senza prese elettriche. Mi son svegliata che giocavo coi miei gatti, che avevo richiesto al tomo, ma il mio pensiero era rivolto ad un uomo che mi amasse e che volesse vivere con me in quella dimensione, senza mai voler andare via.

Lo so, vi starete chiedendo cosa avrò mangiato per fare questa specie di sogno. Uhm, vediamo un po’, ah si, ieri sera un risottino alla ‘nduja.

Secondo voi cosa vorrà dire questo sogno? Avete mai sognato qualcosa che vi ha turbato per tutto il giorno e siete stati lì a rimuginarci? Avete sogni ricorrenti? Qual è il sogno che ancora adesso ricordate nitidamente? Dai, oggi son curiosa, raccontatemi un po’.

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