Ovviamente il titolo è ironico, in questo momento l’unica cosa che vorrei fare è tutto, tranne ringraziare il dottor Basaglia e la legge che lui ha ispirato.

Ho il braccio sinistro rosso e dolorante e certamente domani sarà pieno di lividi. Io che mi faccio male se provano ad accarezzarmi, pensate cosa possa provare in questo momento, dopo esser stata strattonata e “impastata” con mani che stringevano come tenaglie.

Ma facciamo un passo indietro, per spiegarvi brevemente cosa è accaduto. Come sapete l’appartamento in cui ho vissuto finora, lo sto cedendo ad Elena, così ho contattato Paolo, dicendo che avevo bisogno che mi restituisse le mie cose rimaste nel locale e il mazzo di chiavi doppione che teneva in caso di emergenza (in realtà ho fatto cambiare le serrature dal fabbro, ma volevo che sapesse che sto lasciando la casa, di modo che capisse che non dovrà mai, in alcun modo, cercarmi, come faceva lui dopo lunghi periodi di assenza.

Mi son proposta di passare a prendere il tutto al locale, ma lui ha trovato una scusa per non farmici andare, proponendomi di consegnarmi il tutto stasera stessa, verso le 23:30 a casa. Ovviamente non mi andava di farlo entrare nell’appartamento, così a mia volta ho tirato fuori una scusa e mi son fatta trovare nel mini parco sotto casa, mentre mangiavo un gelato. Siamo stati lì venti minuti credo, non di più. Venti minuti in cui lui, a suo modo mi implorava di non sparire dalla sua vita, che aveva sbagliato e che quello schiaffo dovevo perdonarlo. Mi ha chiesto di ricominciare tutto d’accapo, ma stavolta come una vera coppia, che lui era disposto a trasferirsi da me e iniziare una nuova avventura insieme. Ha pianto, cavolo quanto ha pianto, ma io son stata ferma nelle mie decisioni e non gli ho dato nessuna speranza. Alla fine se n’è andato. Io ho raccolto le mie cose , che avevo appoggiato sulla panchina e mi dirigevo verso casa. Non erano passati neanche trenta secondi dal suo allontanamento, che vedo un uomo tarchiato e pelato, alto praticamente quanto me, che sono 1,60, con la sigaretta accesa in bocca e mi correva incontro armato di brutte intenzioni.

In quei 5 secondi che gli sono voluti per raggiungermi ed aggredirmi sono anche riuscita a formulare delle ipotesi (ahimè tutte sbagliate). Per prima cosa ho pensato ad n ladro, tra le cose che Paolo mi ha restituito c’era uno smartphone, in più in mano avevo il mio iphone, magari ci aveva spiato ed adocchiato la refurtiva, senza che ce ne accorgessimo… subito dopo ho pensato ad uno scambio di persona, in fondo io non lo conoscevo e giù in Puglia, talvolta mi scambiano per un’altra ragazza che abita nello stesso condominio dei miei. Subito dopo ho sentito un “no” strozzato in gola, che proveniva poco più avanti e altra gente che correva verso di me, ma non avevo messo a fuoco, la mia attenzione era interamente rivolta all’uomo in canotta e bermuda che mi afferrava il braccio stringendo forte e strattonandomi, in più avevo il terrore che prendesse la sigaretta che aveva in bocca e la usasse per ustionarmi… in quel mentre pensavo si trattasse di un uomo con disturbi psichici gravi, non che quando sia riuscita finalmente a mettere a fuoco la situazione non li reputi comunque dei matti, ma avete capito cosa intendo, quelle persone malate, che non esistendo più i manicomi, spesso si trovano in casa, sotto le cure più o meno amorevoli della famiglia. Ecco pensavo ad uno di quelli.

Non potevo sbagliarmi di più, anche se secondo me si tratta comunque di persone da rinchiudere in manicomio e gettare la chiave. Ecco in realtà erano i genitori di Paolo, l’ho capito dal fatto che mi chiamavano troia e dal fatto che Paolo fosse intervenuto per cercare di separarci.

Ma lui era uno ed io avevo la braccia ricolme di oggetti e non potevo difendermi, così mentre lui bloccava o almeno tentava di farlo, il padre, la madre si divertiva a prendermi per i capelli, tirarmeli e strattonarmi.Nel mentre loro urlavano, che ero una troia, che mi avrebbero ammazzato, che dovevo sparire, che mi avrebbero fatto male, molto male.

Il motivo di tanto accanimento? Presto detto, per loro io sono ka puttana che ha fatto soffrire il loro figlio e che lo volevo obbligare ad abbandonare la casa paterna (niente di più falso). L’unica cosa che riuscivo a dirlo era che mi sto trasferendo, che non mi avrebbero mai più vista… e mentre lei urlava al marito: “Cosa le facciamo a questa troia?”, lui cercava di bypassare Paolo e guardandomi negli occhi continuava: “Io ti ammazzo! Basta vado a prendere la pistola.”

E si è allontanato, io ho approfittato dello spazio lasciato libero, per correre dentro all’androne del mio condominio e fiondarmi in casa, chi mi assicurava che questi non avessero realmente una pistola in macchina?

Ma mentre tutto accadeva, io pensavo solo al fatto che capisco il perché Paolo sia un uomo sempre roso dalla gelosia e sia arrivato a schiaffeggiarmi, ha avuto questo esempio in casa, la mela non cade mai lontano dall’albero. E poi pensavo che erano da ricovero coatto, che avrei dovuto denunciarli subito, ma ho immaginato che Paolo non avrebbe mai testimoniato contro i genitori e dato che non son finita in ospedale, chi mi avrebbe creduta?

Mentre chiudevo il portone, sentivo ancora le voci in lontananza di moglie e marito che urlavano a Palo: “Vattene con quella troia, vattene e non farti più vedere.”

Ora, io sono contraria ad alcuni trattamenti che venivano utilizzati nei manicomi e sono altresì schifata dalla bassa, per non dire inesistente, qualità della vita che queste persone subivano quotidianamente nei manicomi… ma io a questi due avrei volentieri voluto veder prescritte delle sedute di elettroshock… ora datemi dell’insensibile… indignatevi, copritemi di insulti, ma è quello che auguro a questa gente.

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