Per una volta, come succede davanti a tragedie come questa, il personaggio del blog viene messo da parte e l’autrice si espone in prima persona ad affrontare la cruda realtà.

Certo, avrei potuto scrivere un altro pezzo sulle avventure di Fabiola, cercare di distrarre i lettori anche solo per due minuti da quanto stiamo vivendo nel nostro paese, ma non ci riesco. Per questa sera, anche se mi sento messa a nudo ed esposta, non posso far altro che parlare in prima persona.

Ero sveglia questa notte. In realtà ero andata a dormire presto, alle 22:30 già crollavo dal sonno, evento raro per quanto mi riguarda, che passo sempre le notti in bianco, poi all’alba crollo per svegliarmi a mezzogiorno. Quando mancava poco all’1:00 di notte, mi sono svegliata all’improvviso, in preda ad un piccolo malore, di quelli che chi soffre di disturbi alimentari (non pensate subito ad anoressia e bulimia, non esistono solo quelli purtroppo, ma moltissimi altri) è abituato ad avere ciclicamente. Mi alzo per andare in bagno, intenzionata a rimettermi a letto quanto prima, ma come ben temevo, il sonno mi ha abbandonata immediatamente.

Così decido di mettermi a guardare qualche puntata della serie che sto seguendo in questi giorni, Blindspot come potete vedere dai miei aggiornamenti twitter sulla vostra destra, e contestualmente mi occupavo del mio account in Grepolis (un browser game ambientato nell’antica Grecia). Così i minuti passavano, il mio malanno svaniva così come era venuto e mi rassegnavo a passare l’ennesima nottata ad annoiarmi in totale solitudine dal mondo.

Credetemi lo avrei preferito, ma purtroppo mi sbagliavo. Alle 3:36 ho iniziato a tremare, non riuscivo a capire, mai nessuna volta il mio corpo ha così reagito ad una crisi. I secondi si sono dilatati, sembravano eternità, il tremore aumentava. Il sospetto che non fossi io, ma la terra a tremare mi ha sfiorata. Sollevavo lo sguardo alla ricerca di una conferma dal lampadario, per poi ricordarmi che in questa casa ci sono solo applique al soffitto. Ho avuto la certezza che stessi vivendo un evento sismico in quello che per me sono sembrati minuti dopo, in realtà si trattava di 3-4 secondi successivi all’inizio. La terra tremava ancora e la forza aumentava, i miei gatti urlavano di terrore e l’acqua nella bottiglia di plastica accanto al letto, danzava come un moto ondoso.

Ho avuto paura. Si, lo so, io vivo a Pomezia, in una zona sicura, ma il panico non ragiona con logica. Sentivo solo la terra tremare sotto di me e dei gatti anch’essi terrorizzati nella loro cameretta. Mi sono alzata e sono corsa da loro, ma era impossibile stargli vicino, mi graffiavano se solo ci provavo. Finalmente la scossa è terminata e subito ho realizzato “Questo è L’Aquila, qui c’è stata un’altra tragedia”. Mi sono attaccata al pc alla ricerca di informazioni, ma tutti i siti che informano sui terremoti erano offline, così l’idea facebook. Tutti noi scriviamo delle gran cavolate tutti i giorni per tutto il giorno, figuriamoci se non avranno scritto qualcosa in merito.

Ed eccolo lì, un topic dei miei concittadini che chiedevano allarmati se si fosse trattato di un terremoto o se fosse stato solo una sensazione dovuta al sonno profondo. Poi qualcuno parla di rainews e che il terremoto è stato a Perugia. Intanto alcuni di loro annunciavano di voler passare la notte in macchina dalla paura. L’ansa non scriveva nulla in merito, mentre la BBC annunciava già il terremoto. Cerco la diretta streaming della Rai. Forte scossa di 6.6 (le prime notizie), più forte di L’Aquila, ma niente vittime e nessun danno.

Il mio panico dilagava, Perugia, ho diverse persone a me care in zona. Mi sono attaccata al cell nella speranza di contattarle, ma le linee erano già intasate e non sono riuscita a mettermici in contatto. Sempre grazie a fb, alcune di loro le ho raggiunte e ed almeno per loro mi sono tranquillizzata. Amatrice, Norcia, Accumoli, Arquata… iniziano ad arrivare le prime vere notizie, tramite collegamenti telefonici coi residenti.

Passa un’ora, anche se mi sembrano trascorsi solo 5 minuti, un’altra scossa, stavolta vissuta in diretta anche tramite whatsapp, con un’amica grepoliana (io che facevo battute cretine per farla ridere, visto che vive vicino all’epicentro). Decido che non voglio stare in casa, anche se con un amico romano cercavo di calmarmi a suon di battute sul mio ex, dentro stavo morendo di paura. Sentivo voci in strada, sapevo che se fossi scesa, non sarei stata da sola. Mi vesto, preparo la borsa più capiente che ho con alcuni snack, le carte di credito ed i caricabatterie portatili, preparo uno zaino con i primi indumenti che trovo in giro per casa. I gatti. Non posso lasciarli qui da soli, sono due ed ho solo un trasportino. “O al diavolo, staranno stretti, ma saranno vivi e saranno con me.” Ma Margot non collabora, lei da quando è nata non si fa prendere in braccio, si fa accarezzare solo se lo decide lei e solo previo un rituale fatto di movimenti lenti e ripetuti… sempre gli stessi da 3 anni, se ne modifico uno scappa via terrorizzata. Sapevo che con Neo non era un problema, lui adora stare in braccio a me e se lo avessi preso sarebbe entrato subito nel trasportino, ma Margot… lei no.

Non potevo lasciarla in casa, non potevo abbandonarla, così ho deciso. Non importa la paura, non importa neanche se per puro caso la prossima scossa avesse avuto Pomezia come epicentro (si, lo so, cosa impossibile, ma ripeto al panico non si comanda) io sarei rimasta in casa, coi miei gatti… e se il palazzo fosse crollato, io sarei stata sotto le macerie con loro, avrei perso la vita con loro se fosse accaduto, ma non li avrei mai abbandonati da soli al loro destino.

“Il paese non esiste più” la voce del sindaco di Amatrice mi riporta alla realtà Lentamente mi riporto in camera da letto, rimetto la testiera al suo posto, il letto si era allontanato leggermente dalla parete e mi rimetto a seguire la diretta. Ora la mia mente era concentrata su Amatrice e Norcia, due posti a me cari che conosco benissimo. Inizio ad aver paura per il mio ristorante preferito ed i proprietari. Alle 8 di mattina crollo, mi addormento vestita con indosso ancora le scarpe, dopo aver visto le foto di Amatrice prima e dopo il sisma ed aver visto con certezza che il ristorante Ma Trù, il posto dove ho mangiato meglio in tutta la mia vita, è ancora in piedi, ma talmente lesionato da essere inagibile. Mi risveglio alle 14, come ogni giorno, ritrovandomi in una pozza di sudore e sentendomi di nuovo sballottare nel letto. Altra scossa. Mi alzo, vado dai miei gatti terrorizzati e passo la giornata su internet alla ricerca di aggiornamenti (per fortuna il proprietario del Ma Tru è vivo) e condividendo per tutto il giorno notizie di punti di raccolta di generi di prima necessità.

Sono ancora scossa eppure sono a debita distanza dall’epicentro. Già altre volte avevo percepito terremoti più o meno lievi, non so dirvi per quale motivo sono così scossa come se fossi lì ed avessi perso tutto, però è così. Rispondo male a tutti, cerco le litigate come un asmatico cerca ossigeno, tutto pur di non pensare alla mia paura. Vi lascio col il post che ho appena pubblicato nel mio profilo facebook e con il link per l’sms solidale. Un bacio a tutti voi che mi seguite da 8 mesi, spero che stiate tutti bene.

 

 

Viola….  è schifata.
2 ore fa

Sinceramente sono schifata da quello che leggo in giro per fb… gente che non perde tempo … anche e soprattutto in queste occasioni… per creare polemiche. Ecco che affiorano post e link che parlano di terremotati nelle tende ed immigrati ospitati in hotel, ecc. Vorrei ricordare a questi frustrati, perché di questo si tratta, che sotto le macerie ci sono ancora persone ferite, o ancor peggio defunte e che invece di far prendere fiato alla bocca per sparar stronzate, che si rimboccassero le maniche e facessero quanto in loro potere per aiutare chi si trova a convivere con questa tragedia. Vi ricordo che quegli stessi extracomunitari, che erano ospitati “a spese dello Stato” come vi piace dire… sono lì, in mezzo alle macerie, a dare una mano… mentre voi fate solo i leoni da tastiera e vi grattate la pancia. Mi fate pena, veramente.

 

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