Purtroppo o per fortuna la pausa pugliese è terminata. Devo dire che preso a piccole dosi, il rientro a casa non è stato traumatico, certo stancante si, praticamente i miei poveri genitori mi hanno vista col contagocce. Magari a pasqua accorpo un’altra settimana delle millemila ferie accumulate e cerco di passare più tempo con loro o magari cerco di convincerli a salire a Roma, con la scusa di fare un po’ i turisti. Mi mancano, è innegabile, ogni volta che il treno si mette in moto e dal finestrino saluto i miei, qualche lacrima fugge impertinente.Del resto son la loro unica figlia e se non fosse per i miei nonni, credo che mia madre avrebbe tartassato mio padre, finché non avesse ceduto dal trasferirsi in qualche paese dell’interland romano.

Ora son qui, sul frecciargento che, in prima classe, non offre neanche la connessione wifi, che scrivo questo pezzo, sperando che, una volta terminato, riesca a trovare un momento di connessione per poterlo pubblicare.

Giustamente per chi mi legge assiduamente, la domanda è d’obbligo. Ma poi, come è andata con Elena? La cena con intervento ha avuto i frutti sperati? Lettori e lettrici, purtroppo no. Si sono versate molte lacrime, da parte di tutte noi donne, abbiamo cercato in tutti i modi di ridestarla dal torpore alla quale il marito l’ha segregata, ma la sua testardaggine o stupidità è stata irremovibile. Ha giustificato i comportamenti del marito come eccessivo amore, nei suoi confronti ed in quello dei figli. Le ho fatto notare che, se l’altro giorno si è sfogata con me, non può raccontare a tutti la fandonia della famiglia del Mulino Bianco, perché evidentemente non vive bene in quella dimensione. Lei ha costruito un castello di carte, parlando di stanchezza di aver ingigantito il problema solo perché i figli la stressano troppo. Mia madre le ha proposto di andare da una sua amica psicologa, senza impegno, solo per chiacchierare e sfogarsi un po’. Ha iniziato a dire che lei non è una pazza, che non ha bisogno di una terapeuta, persino mio padre, abitualmente uomo di poche parole, continuava a darle consigli a spiegarle quanto questa situazione facesse del male a lei ed ai figli. La pregava di farlo per loro, se non teneva a sé stessa abbastanza da smuoversi. Ma tutto è stato vano, non siamo riusciti a smuoverla di un centimetro, anzi più insistevamo, più lei si chiudeva a riccio. I genitori mi hanno promesso di continuare a parlarle, per farla ragionare e mi hanno chiesto di non sparire e chiamarla di tanto in tanto, spiegandomi gli orari del lavoro del marito e i giorni della settimana in cui va a trovarli senza il “carabiniere”.

Persino ieri ho tentato di parlarle, ma mi ha liquidata in trenta secondi, dicendomi che avevo sbagliato numero, segno che il marito fosse in casa. Non so più cosa dirle per smuoverla, forse dovrei inviarle mail con immagini di donne seviziate da uomini come il suo, per farle capire cosa sta rischiando e cosa fa rischiare ai figli. Ma credo che in fondo al cuore lo sappia benissimo. Perché noi donne, pur di non rimanere senza un uomo accanto ci impelaghiamo in queste situazioni, estraniandoci dalla realtà? Cavolo, ok che nel mondo per ogni uomo ci son sette donne, ma magari lo scarto di una è perfetto per noi. Lo so suona brutto detto così, ma avete capito il concetto.

Comunque, a parte Elena, il resto del tempo è stato piacevole, anche se caotico. Passare una giornata tra cugini è stato emozionante e liberatorio, come se il tempo si fosse congelato per tutto quel tempo e poi, d’improvviso, l’orologio avesse ricominciato a ticchettare. Siamo tutti rimasti d’accordo di prendere le ferie nelle stesse settimane, quest’estate, per poter ripetere l’esperienza, magari andando ogni giorno al mare tutti insieme, ma con prole stavolta. I miei nonni poi, sempre commossi quando mi rivedono dopo tanto tempo, ogni volta mi dicono la stessa cosa: “La prossima volta portaci un bel fidanzato”. Ed io sorrido loro, dicendo che non potrei mai, perché io sono segretamente innamorata del mio nonnino e non potrei mai tradirlo e lui si commuove. Ogni volta vedo quella pelle bruciata dal sole, frutto di una vita i campagna, che a stento trattengono le lacrime nelle pieghe delle rughe.

Si, è bello tornare alle origini, ma è altrettanto bello ritornare alla propria vita, con le proprie paturnie, i problemi quotidiani, la capra da istruire. Solo quando riparto per Roma mi rendo conto di quanto determinate persone le vorrei più vicino a me, nel quotidiano, e di come questo non sia possibile.

Clementino – Quando sono lontano

 

 

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