Come ogni volta che sono qui non ho mai un momento libero e quindi non garantisco di riuscire ad aggiornare il blog come si deve. Anche il motivo per cui son venuta a trovare i miei, ancora non trova soluzione, o meglio, sono riuscita a parlare coi miei dopo che ieri i nonni sono tornati a casa, ma poi papà è stato chiamato per un’emergenza e quindi abbiamo deciso di rinviare per parlarne per bene.Oggi sono stata letteralmente rapita dai miei cugini  che hanno organizzato una braciolata in campagna. Ovviamente sono stata felicissima, abbiamo poche occasioni per stare tutti insieme senza prole, per un attimo sembrava il Natale della mia infanzia. Sfottò, canzoni, risate, aggiornamenti sulle nostre vite (per quelli che non scendono poi tanto spesso come me)… insomma una giornata piacevole. Prima di cena poi, ho preso un aperitivo con quella che era la mia migliore amica al liceo ed anche lì, ne avevamo di cose da raccontaci.

Povera è incappata in un marito padrone, di quelli che da noi erano la norma fino a venti-trent’anni fa e di cui speravo non ce ne fossero più. Le ha imposto di lasciare il lavoro per crescere i figli, perché sua madre all’epoca fece così, in più per poter stare un po’ con me, ha dovuto trovare una scusa, lui a malapena le permette di andare dalla parrucchiera senza di lui, spesso resta fuori ad aspettarla tutto il tempo. Per quest’aperitivo gli ha detto che andava da sua madre per un’emergenza, l’unico posto, insieme a casa della suocera, dove può andare senza la vigilanza del secondino. Ho cercato di farla reagire, di farle capire che se resta per i figli sbaglia, loro percepiscono tutto e quest’aria in casa non fa loro del bene.

Ma come ci si può ridurre così? Era una ragazza che amava la vita ed il divertimento, la più libera di tutte noi ed ora vive in questa prigione senza avere la forza di uscirne da sola. So che non sono affari miei, ma non riesco a vederla in queste condizioni. Certo io domenica ripartirò e non posso fare molto, ma credo che debba parlare con i suoi genitori, da ragazze passavo molto tempo in casa loro, voglio almeno capire se sono a conoscenza della situazione, non credo proprio che abbandonerebbero la propria figlia se sapessero. Non mi importerà se dopo Elena mi odierà, se serve a farla stare bene può anche non rivolgermi parola per tutta la vita, ma non posso distogliere lo sguardo e fingere di non vedere.

Anche perché oramai simo così, se vediamo un amico, un vicino, un parente in seria difficoltà, non facciamo nulla, trincerandosi dietro l’alibi della discrezione, per non fare nulla. Siamo diventati aridi, cinici e menefreghisti ma io, con le persone a cui voglio bene, proprio non ci riesco.

 

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