Finalmente una notte tranquilla. Non ho ancora parlato di quanto accaduto ai miei, credo di farlo oggi, ma già essere qui, risvegliarmi nella mia vecchia cameretta mi da un senso di pace. So di essere sola in casa, mamma ha il turno di mattina in hotel e papà come al solito starà facendo il giro di visite a domicilio, prima di chiudersi nel suo studio medico. Si. lo so cosa starete pensando: “Ma come, con un padre medico hai dovuto trasferirti per trovare lavoro? E poi perché non seguire le orme del padre?” Beh, primo, noi siamo una delle poche famiglie italiane a detestare le raccomandazioni. Mio padre non ha e non avrebbe mai mosso un dito per cercarmi un lavoro, mi ha sempre insegnato che bisogna realizzarsi con le proprie forze, senza aspettarsi la pappa pronta dai propri genitori. Io ad esempio ho sempre lavorato, da quando ho sedici anni, mai ricevuto la paghetta. Certo all’epoca mi arrangiavo facendo la babysitter o la commessa in qualche negozio nei weekend. Vi dirò di più, quelle rare volte in cui ho fatto la cameriera nel ristorante dell’hotel dove lavora mia madre, ho sempre trovato l’ingaggio da me, generalmente in occasione di San Silvestro e qualche matrimonio. E per quanto riguarda lo studiare medicina, sapevo di non esserne portata, io son sempre stata più brava con la penna che con lo sfigmomanometro, quindi neanche a parlarne.

Comunque, ieri ho fatto una grossa sorpresa ai miei. Non li avevo minimamente avvisati del mio arrivo. Quando mia madre è rientra a casa, mi ha trovata ai fornelli, a preparar la cena. Dato che sapevo già di mancar da casa quasi una settimana, avevo saccheggiato il frigo e portato “la spesa” con me. Ho preso anche qualche bottiglia di vino dei Castelli, dato che so mio padre lo gradisce. Insomma, immaginatevi sta povera donna che, rientrando a casa, convinta di trovarla vuota, non solo scopre che la porta non è chiusa a chiave, ma addirittura che la luce in cucina è accesa. L’ho vista passare da un’espressione impaurita, allo sbiancamento facciale, alla sorpresa ed infine alla gioia nel vedermi lì.

Vi dico solo che oggi mio padre sarà costretto a fare il giro di mille negozi per inondare la dispensa di tutti quei prodotti che a me piacciono tanto e che non mangio più spesso da quando vivo a Roma. So già che si presenterà con un sacco intero di cime di rapa, che mia madre sbollenterà, per farmi la scorta da congelare. Oggi, tra l’altro, devo andare a prendere mia nonna e so già che mi costringerà a mangiare da lei, prima di venire qui a casa. Stasera ceneremo tutti insieme, noi ed i miei nonni, e la cosa mi fa sentire tipo il ritorno del figliol prodigo. Ecco, ogni volta che torno a casa, il primo impatto è: “Oddio devo proprio ritornare su a Roma?”, poi dopo due o tre giorni non vedo l’ora di fuggi via. Non per i miei, ma per il nostro modo di vivere, giù in Puglia. Mi rendo conto che da quando manco da casa, sopporto sempre meno alcune abitudini prettamente del sud, ma non per avere la puzza sotto il naso, ma proprio perché finché non si vive fuori, non si riesce a capire quanto i nostri comportamenti risultino maleducati ed a volte insopportabili.

Bon, meglio che mi vada a preparare, prima di andar dalla nonna, scappo in pasticceria e prendo qualcosa per stasera.

 

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