Mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa. Lo so, lo so è solo colpa mia, ma vi chiedo una cortesia… vi prego abbracciatemi, stringetemi forte, condividete con me il vostro calore corporeo.

Mio nonno avrebbe detto (non preoccupatevi, ve lo tradurrò in italiano, non preoccupatevi): “Adde sctame, alla Sibberia?” (Dove siamo, in Siberia?). Stamattina, come spesso accade in inverno, ho fatto tardi a lavoro. Questo perché ero prigioniera della mia casa. In questo appartamento, non conosco il motivo, la porta diventa una lastra di ghiaccio e per riuscire ad aprirla occorre richiuderla a chiave e riaprirla svariate volte e contestualmente dar degli strattoni belli energici (a volte arrivo anche a prenderla a calci), lo confesso sono una maltrattatrice di porte blindate. Ma questo episodio non ha fatto scattare in me nessuna lampadina di allarme. Presa dalla disperazione dal ritardo accumulato, mi son fiondata per strada, correndo a tutto spiano, quindi neanche il freddo riuscivo a sentire, per via dell’attività fisica. Niente, neanche in ufficio, il fatto di avere una stufa praticamente attaccata ai miei piedi, o nel vedere tutti i colleghi infagottati, non ha fatto scattare in me nulla. Il problema è che ora sarei in casa ed in queste condizioni:

 

Ho dimenticato di inserire il timer al termostato dei termosifoni. Lo ammetto, in tutti questi mesi non avevo acceso per nulla i riscaldamenti, non ne sentivo la necessità, sia perché finora non abbiamo avuto un gran freddo, tutt’altro, sia perché abitando esattamente al piano centrale del palazzo, indirettamente usufruivo del calore degli appartamenti attigui. Quindi son passata dall’avere 18 gradi in casa (praticamente vivevo in canotta in casa), agli attuali 12. Fate conto che il gattino del mio zerbino, al mio arrivo, era totalmente ibernato ed invece della scritta welcome, compare ” Ho freddo”. Per far prima, mentre aspettavo che i termosifoni riuscissero a riportare i tropici in casa mia, ho acceso anche il forno e, con la scusa di riscaldarmi della lasagna avanzata dal weekend, l’ho abbracciato come fosse il mio migliore amico del liceo perduto per anni. Ho tirato fuori persino il piumone per letto singolo che uso per la poltrona letto e l’ho messa sul divano, di modo da rannicchiarmici sotto, mentre ceno. Si, io appartengo a quella specie che non mangia seduta al tavolo se da sola in casa. Lo trovo deprimente, io seduta ad un tavolo grande, con solo un piccolo angolo apparecchiato e per il resto il deserto dei tartari.

Credo che, vista la morte del maestro Scola, rivedrò per l’ennesima volta il film che più preferisco, tra quelli che ha realizzato: La famiglia. Sono particolarmente affezionata a questa pellicola, vuoi perché riporta alla mente quella volta che lo vidi al cinema, avevo 7 anni, e rimasi affascinata da cotanto capolavoro, vuoi perché alcune dinamiche familiari del film, son poi quelle di molte famiglie. Film ancora attuale, nonostante siano passati 19 anni circa.

 

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