Questo è un racconto che scrissi un paio di anni fa, per un contest letterario, arrivai fino alla semifinale, quindi mi fa piacere condividerlo con voi.

A vedermi non sembro neanche più io. Sono sfatta, sporca, con il trucco che rende il mio viso una maschera zulù, vestita solo di slip e canotta. Lo so, sono stupita di me stessa. Io, miss perfezione, l’emblema del “sei come appari”, sono seduta per terra da ore a singhiozzare come una bambina.  Sono ancora incredula su quanto accaduto. Ho sperato che il tutto si rivelasse un grosso incubo, o che lui si fiondasse immediatamente da me, con il solito mazzo di orchidee bianche e la promessa di cambiare realmente. Probabilmente gli avrei creduto anche stavolta. Sicuramente ci sarei ricascata.

Forse è giusto che sia così, che sia tutto reale, che lui non si sia mosso e che io sia qui a versare tutte le mie lacrime. Si, certamente è giusto così. No, che dico, è solo l’orgoglio ferito che mi fa pensare in questo modo. Lui deve far qualcosa per rimediare, questa volta capirà di aver sbagliato e finalmente si deciderà a crescere. Uhm, non credo che accadrà mai. Ed invece si, io sono tutto ciò che lui desidera. Ma se davvero lo fossi, allora perché lo ha fatto? Sto solo cercando dei pretesti per attaccarmi alla sua vita e non rimanere sola? Oppure ci credo realmente e sono convinta che quel che dica corrisponda a realtà? In fondo, quante volte mi ha giurato di voler cambiare, ma, irrimediabilmente, ogni volta si è ritrovato a non riuscirci, procurandomi dell’altro dolore? Oddio che confusione, se solo riuscissi a fermare il flusso continuo dei miei pensieri, forse potrei analizzare la situazione con un certo distacco. Forse mi servirebbe qualcosa di forte per rilassarmi un attimo. Ma cosa sto dicendo, da quando bere si è dimostrata una soluzione valida ai problemi? Oddio sto impazzendo, la testa mi scoppia e vorrei solo urlare. Ecco, si, questo mi ci vuole, urlare a squarciagola, fino a diventare totalmente afona. Uhm, no, non posso, cosa penserebbero i vicini? Sicuramente chiamerebbero la polizia per gli schiamazzi. Eppure deve esserci una soluzione a tutto questo, un’idea razionale, qualcosa che mi permetta di essere lucida, per decidere in serenità sul da farsi. Una cosa è certa, non è stando qui, per terra, a piangermi addosso, che tutto si sistemerà.

Devo trovare qualunque cosa mi permetta di staccare da tutto questo per un po’. Ecco, forse è questo che dovrei fare, a volte le scelte più semplici si rivelano le più indicate. Devo prendermi una pausa dal mondo, allontanarmi per un po’ e cercare di capire quale dovrebbe essere la successiva mossa da attuare, per arrivare a risolvere il problema.  Un viaggio, si ecco cosa mi serve, partire per qualche giorno mi schiarirà le idee di sicuro. Ok, ma dove vado? Se solo il mio cervello la smettesse di macinare pensieri alla rinfusa ed iniziasse a lavorare come si deve, così non riesco a concentrarmi. Una doccia, in fondo cosa c’è di più rilassante che sentire l’acqua accarezzarti la pelle e scivolarti via dal corpo?

Uhm, doccia fatta, ora va un po’ meglio, mi sento più rilassata, anche se l’incubo minaccia di saltarmi nuovamente addosso, da un momento all’altro. Devo approfittare di questi momenti di lucidità, per cercare di organizzarmi un minimo, e fare in fretta, non so per quanto tempo riuscirò a mantenermi in questo stato. Sono ancora in accappatoio e con i capelli che grondano acqua, ma non me ne curo, devo fare in fretta. Ecco si, giacché un posto vale l’altro, al momento, darò un’occhiata a quel sito di offerte stracciate per hotel di lusso, ho bisogno di farmi coccolare un po’. Uhm questo hotel sembra carino, dove si trova? Roma. No, sicuramente da scartare, troppo vicino, lui non ci metterebbe molto a raggiungermi, solo venti minuti di treno, partendo qui da Pomezia. Ho bisogno di qualcosa che lo scoraggi, pigro com’è, ma non troppo distante, di modo da poter rientrare in fretta, in caso di emergenza. Napoli? No, potrebbe sospettarlo, sa che la mia famiglia ha origini partenopee. Vasto? Il mare in fondo è il mio elemento naturale. No, cavolo lui è abruzzese, non farei altro che pensarlo. Umbria, si potrebbe essere la soluzione, vediamo che promozioni trovo. Agriturismo no, troppo deprimente per un viaggio da single, tutte famiglie e coppiette, così anche per quanto riguarda le spa, di solito si va con le amiche. Ecco, forse questo fa per me, un weekend a Gubbio, so solo che è la città della Corsa dei Ceri, null’altro, ma dalle foto che vedo, non mi sembra una cittadina da movida notturna. Credo che sia proprio l’ideale per me, serenità e passeggiate solitarie per le viuzze del centro storico. Ok, deciso, prenoto subito e cerco informazioni su come raggiungere il posto.

Bene, finalmente tutto pronto, resta solo da caricare la macchina, una lancia Thesis 2.4d, ovviamente di colore viola, all’epoca mi sembrava ironico, scegliere un’auto che avesse il colore del nome che “indosso”. Un’ultima occhiata allo specchio, per avere la certezza di essere tornata quella di sempre, almeno esteticamente. Sono pronta per la partenza, il traffico del GRA, che normalmente mi mette un’ansia infinita, oggi mi sembra una compagnia quasi gradita, un’utile distrazione al mio vortice di pensieri. Eccola, la mia uscita, la numero nove che mi permetterà di immettermi sulla E35 e lasciare questi luoghi che, al momento, sono legati solo a ricordi spiacevoli. Non ho con me il navigatore, lui l’aveva chiesto in prestito, per una delle sue serate alcoliche, con quegli amici che mai mi erano piaciuti, e non me l’aveva mai restituito. Inizio a seguire la cartellonistica che mi conduce in direzione Firenze, ricordo di doverla seguire fino all’altezza di Orte. Già il paesaggio cambia, i grandi spazi rurali, hanno occupato il posto di quelli industriali. I miei polmoni iniziano a sentirsi un minimo più liberi, da quel peso che li opprimeva, come se, oltre allo smog, a Roma, avessi lasciato anche l’angoscia che mi attanaglia. Inizio ad essere meno concentrata alla guida, ma a far più caso a ciò che mi circonda. Certo i campi sono un po’ spogli, spesso lasciati incolti, ma sempre meglio di niente, no? Proviamo con un po’ di musica, magari così riuscirò a rilassarmi ed a godermi il viaggio. Ironia della sorte, le prime note che ascolto, sono quelle di “Hai un momento Dio?” di Luciano Ligabue. Certo che, semmai esistesse, in questo momento avrei proprio bisogno che mi dedicasse un minimo di attenzioni. Non chiedo tanto, solo qualche piccolo aiutino dall’alto, poiché la mia splendida vita, risulta costellata solo di messinscene. Un finto fidanzato, perché non si può definire diversamente un uomo che si comporta in questa maniera, un finto lavoro, è risultato che mi abbiano ingaggiato solo per cercare di ottenere favori dal mio lui, di certo non avevano bisogno di una figura come la mia, e probabilmente un finto appartamento, di certo non potrò più vivere nella sua casa, almeno per il momento. Il tutto paventandomi il miraggio di un matrimonio che, a quanto pare, non era poi un sogno comune, come mi è stato lasciato credere.

Sarà la musica, sarà la voglia di allontanarmi più in fretta che posso, sarà il turbinio dei miei pensieri, ma senza accorgermene, il mio piede preme sempre più, sull’acceleratore, in circa un’ora mi ritrovo davanti all’uscita per Orte, ecco, se non ricordo male, è qui che devo lasciare l’A1, in favore della E45. Continuando di questo passo dovrei essere a destinazione in meno di due ore e mezzo dalla partenza. Il cambiamento è netto, l’asfalto è spesso rovinato ed a volte sono costretta a praticare brusche frenate, per evitare piccole buche o tamponamenti indesiderati. Il paesaggio, finalmente, si trasforma in qualcosa di più accogliente. Il marroncino dell’inattività nei campi, ha lasciato il posto al verde degli alberi e delle colline che mi circondano. Decido di fermarmi con la scusa del carburante, in realtà ho bisogno di una dose molto forte di caffeina. La notte insonne inizia a farsi sentire e non vorrei essere costretta a fermarmi in qualche piazzola di sosta, per un pisolino veloce. Voglio chiudere la faccenda viaggio quanto più in fretta possibile, per potermi finalmente rilassare in hotel. Nel ripartire, mi ritrovo davanti a due piacevoli sorprese. Nell’immettermi nell’E45 scopro che quest’ultima è stata recentemente asfaltata e, fattore non meno importante, finalmente ho lasciato il Lazio, per entrare in Umbria. Nello scorgere il cartello che m’indica il cambio di regione, mi accorgo che una parte della mia furia è passata, le spalle si sono un tantino abbassate, la presa del volante è meno ferrea e mugolo il brano che passa la radio, in questo momento è Madness dei Muse. Sorrido, si finalmente posso rilassarmi e godermi il tragitto, lui, sicuramente non si sarà neanche accorto che manca della roba mia in casa, anzi, probabilmente non ha ancora neanche fatto ritorno. Quando rientrerà, io oramai sarò anni luce dal suo mondo, fatto di menzogne e delusioni, e finalmente ricomincerò a sentirmi viva.

E pensare che si tratta del mio primo viaggio in solitaria e che, per la prima volta, sono io a dover guidare, durante il tragitto. Io che detesto farlo, che trovo sempre mille scuse, per farmi scarrozzare a destra ed a manca, da amici o da quello che, ingenuamente, credevo fosse il mio futuro marito. Anche se, su quest’ultimo punto non è detta ancora l’ultima parola. Potrei sempre decidere di mettere il matrimonio, come condizione basilare, per ottenere il mio perdono. Chissà se questa volta, finalmente si prodigherebbe a cercare fattivamente di risanare la situazione, o, ancora una volta, aspetterà che sia io a fare un passo indietro. Già, perché ogni volta, sfinita dalla sua immobilità, son sempre stata io a dover deporre l’ascia di guerra, senza che lui si dimostrasse realmente pentito.

No, questa volta sarà diverso, stavolta pretendo che si dia una mossa, che si sforzi di cercare un ricongiungimento, con ogni mezzo a sua disposizione. Di certo non basteranno i classici cioccolatini o le orchidee, stavolta no, voglio qualcosa di tangibile, voglio vedere il suo impegno, voglio vederlo faticare, annaspare, alla ricerca di qualcosa che mi faccia dire: ”Si, ti voglio ancora, riproviamoci.” Questa volta devo essere forte, resistere alla tentazione e, soprattutto, devo evitare di guardarlo negli occhi. I suoi begli occhioni castano scuro, son sempre stati il mio punto debole, specie quando smette gli occhiali, per indossare le lenti a contatto, ogni volta che i nostri sguardi s’incrociano, in genere alle partite di calcetto, un brivido mi corre lungo la schiena e l’eccitazione ed il desiderio salgono esponenzialmente. No, questa volta devo farmi valere, anche perché, ultimamente, continua a ferirmi ed ogni volta alza sempre più il tiro.

Uff, che caldo però. Certo che potrei… no, meglio proseguire e macinare chilometri il più velocemente possibile. Anche se… ma che fretta c’è, oramai ho già messo una notevole distanza tra di noi. Potrei cercare un campo isolato e stendermi un po’ al sole. Ultimamente ho assunto quel “sano” colorito bianco cadaverico e non ho avuto tempo per correre a farmi delle lampade. Non posso presentarmi così in hotel, crederebbero di trovarsi davanti ad una malata terminale. Ok, deciso, mi fermo solo un’oretta, giusto il tempo di assumere un colorito decente.

Merda! Merda! Merda! Altro che colorito roseo, sembro una ciliegia. Aiuto!!! Mi sono addormentata in mezzo ad un campo di grano. Tre ore e mezzo sotto il sole, nelle ore centrali, e senza crema protettiva, ma si può essere più idiota? Vado letteralmente a fuoco, sto bollendo e nella borsa non ho neanche una crema idratante che possa lenirmi il bruciore. Urge una fermata in qualche stazione di servizio, devo necessariamente procurarmi una lozione doposole. Man mano che mi rivesto, per riprendere il mio cammino, il dolore aumenta sempre più, cavolo, avrei dovuto impostare una sveglia. Pensa ai rischi che hai corso, Viola, pensa se fosse passato di lì un tipo losco, cosa ne sarebbe stato di me, povera ed indifesa ragazza in biancheria intima? Sono proprio una cretina! Ma quanto dista ancora il prossimo distributore di benzina? Non ce la faccio più. Forse se abbassassi un po’ il finestrino, l’aria fresca ammortizzerebbe un po’ il dolore nell’attesa. Ok, chiunque mi stia guardando in questo momento pensa che io sia una matta. Sto letteralmente guidando con la testa fuori dal finestrino. Lo so, non dovrei, è pericolosissimo, ma che goduria sulla pelle.

Sembro un’invasata, sono barricata nella toilette della stazione di servizio a cospargermi di abbondanti dosi di crema doposole e già inizio a sentire quella classica sensazione di fresco. Ne ho acquistate cinque confezioni, avrò esagerato? Ma chi se ne frega, tanto, andando di questo ritmo le avrò finite in due giorni. Una signora mi bussa alla porta del cubicolo del wc e mi rimprovera di essere una pervertita. Cavolo, non mi ero accorta di emettere dei mugolii di piacere, ogni volta che rinfresco una nuova parte del corpo. Che figura di merda, non me ne va bene una oggi.

Sosta troppo lunga, meglio che mi rimetta in viaggio, prima che la notte mi sorprenda. Basta, niente distrazioni, ora tutta d’un fiato fino all’hotel. Ecco si, come non detto, ho bucato. Ed ora? Io non so cambiare un pneumatico e soprattutto, non posso neanche provarci. Ho appena speso novanta euro di manicure, non posso permettermi di rovinarmi le unghie. Giusto, chiamerò chi è preposto al servizio del cittadino. La polizia fa servizio stradale, quindi è tra i loro compiti, venirmi a salvare.

Maleducati, bastardi e pure un po’ stronzi, oltre che cafoni, ecco come si sono comportati nei miei riguardi. Hanno avuto il coraggio di ridermi al telefono e rimproverandomi di non utilizzare più questo numero, a meno che non si tratti di un’emergenza vera. Ma questa è un’emergenza, sono appiedata nel bel mezzo del nulla. Il bello che si passavano la cornetta l’un l’altro, per farmi spiegare, più volte, di cosa avevo bisogno. Cosa c’è di strano di una ragazza in difficoltà, che chiede di mandare una pattuglia a cambiarmi la ruota? Il loro dovere è di intervenire. O forse no? Chi mi aveva detto di chiamare, in caso di problemi con l’auto? Oddio, non me lo ricordo più, il fatto che dopo l’ennesima sghignazzata telefonica, mi sono innervosita talmente tanto, che ho smesso di ascoltarli. Ed ora? Come faccio? Forse se faccio piano, riesco a sostituirla, senza sporcarmi troppo e senza troppi danni. In fondo non dovrebbe essere difficile, ci sono anche le istruzioni nel libretto, no?

Oddio santissimo che faticata. Risultato finale? Mani nere peggio della pece, maglietta strappata ed unta ed unghie sbeccate. Ma quanto manca ancora all’arrivo? Qui se continua così, farò seria concorrenza a Fantozzi, tra l’altro non sono sicura di averla montata correttamente. Il fatto è che c’è voluta una forza immane per smontare i bulloni, per poi capire che bisognava saltare sulla chiave telescopica, e non ti dico i nervi, quando dovevo sfilare il pneumatico e mi sono resa conto di non aver utilizzato il crick per sollevare l’auto. No basta, spero che regga tutto, poi ci penserò a Gubbio. In fondo sono quasi arrivata a Perugia e devo lasciare la E45, per immettermi nella SR298. Controllo meglio i miei appunti, così cerco di capire quanto ancora manca, ho una fame pazzesca e puzzo come un muflone, urge una bella doccia. Uhm si, eccola lì, ci sono altri quaranta chilometri e finalmente potrò mettere fine a questa agonia.

Uff, è stata una faticaccia, ma alla fine eccomi qui, Gubbio, ora dovrei solo capire come arrivare in hotel. Non mi ero segnata indicazioni a riguardo, pensando di sfruttare il navigatore dello smartphone, ma sorpresa delle sorprese, qui i cellulari non prendono. Vabbè, meglio così, almeno lui non potrà mettersi in contatto. Proverò a chiedere a qualche passante. Certo che sono proprio gentili qui, ho incrociato un nonnetto col bastone ed, invece di indicarmi la via, è salito in auto dicendo che mi ci avrebbe accompagnato, visto che risulta più facile a farsi, che a dirsi. Uhm, davvero carino qui, un hotel super lussuoso, ex dépendance del Palazzo Ducale, come poteva essere altrimenti? Ok, mi faccio una doccia veloce, piastra ai capelli e poi, visto che è quasi ora di cena, mi troverò un posticino nei paraggi, dove gustare le prelibatezze della zona.

Ok, credo di aver sbagliato ristorante, sono l’unica cliente ed i prezzi del menù sono assurdi. Ma si possono spendere dodici euro e cinquanta per una omelette vuota, se la voglio farcita quindici. Una frittatina per capirci, uhm, ora non posso fare la figura di merda di riuscire. Ordinerò un unico piatto, quello che costa meno, ed andrò via. Per il tipo di costo, saranno, quantomeno, porzioni enormi. Il fatto è che ora che non c’è più lui a pagarmi sempre tutto, dovrò iniziare a stare attenta alle spese, non vorrei ritrovarmi senza un lavoro, da un momento all’altro, e senza qualche soldo da parte. Ok, ho ordinato un tiramisù, otto euro e cinquanta, ma dov’è? È arrivato il cameriere con in carrellino e mi ha servito. Si ma il piatto è praticamente vuoto!!! Non è preparato con i savoiardi, ma una specie di pan di spagna duro ed asciutto e poi è delle dimensioni di un astuccio di gomme da masticare. E poi la bagna di caffè? Inesistente. Per non parlare del cameriere che, tipo stalker, mi ronza intorno in continuazione e, se mi becca a fissarlo, mi guarda accigliato. Ok, lo so che sto facendo la figura della pezzente, ma mi rifiuto di lasciare un patrimonio, solo perché la proprietà del ristorante è in comune con quella dell’hotel. Domani mi cercherò qualcosa di più consono. Domani? Ho osato pensare di non mangiare altro fino a domani??? Ho una fame boia e quindici euro in meno (è uscito fuori che lo sconto per i clienti dell’hotel, valeva solo per i menù fissi da sessantacinque euro) causa coperto e bottiglia di acqua. Urge trovare un posto decente dove sfamarmi come si deve. Ecco, questo localino dove servono la crescia potrebbe fare al caso mio e poi corro in hotel, se è vero che alle ventidue chiude il bar, non vorrei dover fare tutto il giro, per rientrare in hotel. Non conosco ancora bene la zona e con le tenebre serali non è facile orientarmi in questi luoghi sconosciuti. Domattina farò, per prima cosa, un giro intorno al Ducale, per capire bene come muovermi e dopo deciderò cosa farne della giornata, credo che visiterò un po’ di viuzze e passerò il resto del tempo rintanata in camera a riflettere sul da farsi. Uhm, proprio buono, ad averlo saputo prima, mi sarei risparmiata tutta quell’ansia da prestazione, lì al ristorante. Di certo non andrò a provare l’altro, di proprietà della stessa società, non voglio ripetere l’esperienza traumatica.

Cavolo, non credevo di essere così stanca. Sulla strada di ritorno, dalla piccola bottega, scoperta per caso, mi rendo conto che sono stufa di scattar foto a vicoli e palazzi del circondario, sogno solo un bel letto caldo. Per giunta ha iniziato a piovere e non ho con me l’ombrello, meglio che vada a farmi una sana dormita.

Brrr!!! Brrr!!! Oddio, ma si gela qui dentro, ma chi è quell’idiota che lasciato la finestra del bagno spalancata? Ah già, sono stata io, per far uscire la nuvola di vapore, formatasi a causa della doccia. Vabbè poco male, accenderò l’aria condizionata ed in men che non si dica riscalderò l’intero ambiente. Se, col cavolo, l’impianto eroga solo aria fredda e la temperatura attuale della stanza è di dodici gradi. Ho provato a chiamare in reception, temendo che fossi io l’impedita a non riuscire a cambiare le impostazioni. Invece pare che la sala caldaia è talmente piccola, che non possono tenere contemporaneamente entrambi gli impianti, per le due diverse tipologie di temperature. Cazzo! Cazzo! Cazzissimo! Morirò per ipotermia, dopo aver rischiato quella per autocombustione. Ok, sembro mia nonna a ferragosto che si prepara ad andare a fare il riposino pomeridiano. Dopo essermi spalmata un’altra abbondante dose di doposole, ho indossato tutti i calzini in mio possesso e quasi tutto il resto del vestiario, l’hotel ha finito le coperte in dotazione e mi sono dovuta arrangiare, più che una donna sexy ed attraente, sembro una lasagna farcita. Vabbè, buonanotte Viola.

Oddio rotolo,non riesco neanche a camminare in maniera fluida, la paura di non trovare un ristorante decente ed incappare in uno come quello di ieri sera, mi ha fatto esagerare con la colazione. Sono due ore che giro all’interno delle varie sale del Palazzo dei Consoli. Non sono mai stata una ragazza da museo, ma tutti questi quadri mi stanno donando una tale serenità che non vorrei più uscirne. Forse è questo il segreto delle varie pinacoteche sparse per il mondo, riuscire a donarti esattamente lo stato d’animo di cui più hai bisogno. Devo fare in fretta però, devo ancora capire dove si trova l’altro museo convenzionato con questo, prima che chiuda e poi cercare un posto dove poter mangiare e riposarmi un attimo, queste scarpe saranno anche belle, ma a quanto pare, poco funzionali con questa città. Gubbio è arroccata sul monte Igino e quindi è un insieme di scalinate e viuzze molto ripide.

Uhm si, proviamo questo menù al tartufo, in realtà non mi piace molto, anzi per nulla, ma non posso soggiornare qui e non assaggiarne i piatti tipici. Un piccolo sacrificio e poi stasera proverò qualcosa che più mi aggrada. Oh, mi sta squillando il telefono, strano, qui non prende mai in nessun posto. Fanculo è lui! Non so che fare, vorrei tanto rispondergli e poter ascoltare la sua voce, sempre dolce anche quando urla e sbraita. No, non posso, vanificherei l’intento di questa pausa da tutto e tutti. Meglio concentrarsi sul cibo ed organizzarmi per le visite da effettuare nel pomeriggio, credo che per prima cosa andrò nella basilica di San Francesco, poi mi spingerò verso l’alto, di modo che, non appena la stanchezza si farà sentire, potrò rifugiarmi in hotel, magari potrei leggere un buon libro nel giardino di cui è dotato.

Che bontà, non avrei mai immaginato così tanto gusto. È stata una tortura costringermi ad uscire da quella taverna, avrei voluto continuare ad assaggiare nuove pietanze, ma il mio stomaco non era del mio stesso parere, purtroppo. Alla fine di questi tre giorni, mi ritroverò obesa e piena di brufoli. Sticazzi, mi metterò a dieta ferrea al ritorno. Già il ritorno, ma per andare dove? Al momento non ho un posto dove stare e non ho la certezza di poter continuare a lavorare in quello studio. Non voglio pensarci ora, non è il momento giusto, ora voglio continuare ad essere la bambina che si stupisce di ogni cosa che guarda e viaggia a testa in su e bocca spalancata.

No, non posso continuare oltre, sono stremata, i miei polpacci reclamano pietà, vado a fuoco, il doposole è stato totalmente assorbito dalla mia pelle e sono totalmente in carenza di ossigeno, causa troppa fatica.  Abbiate pietà di me! Ponete fine alle mie sofferenze e abbattetemi!!! Ma quanto dista ancora l’hotel? Uhm, questa trattoria sembra invitante e non è troppo lontano da dove alloggio, potrei tenerlo da conto per le sere. Fa troppo freddo e c’è poca luce proveniente dai lampioni, per allontanarsi considerevolmente.

Uff… iella, sfortuna, disdetta, ma piove sempre in questi giorni? Che pizza! Le ustioni da troppa esposizione ai raggi solari, sono quasi del tutto sanate, ed il freddo la fa da padrone. Oggi poi, qui c’è la famosa corsa dei ceri, questa domenica sono di scena i bambini. La gente del posto mi ha consigliato di non perdermela, certo preferirei continuare il mio giro per la città, perdere mezza giornata vuol dire non riuscire a terminare il programma prefissato, ma è anche vero che un’occasione del genere non mi ricapiterà più tanto facilmente.

Ok, ho praticamente perso un’intera giornata dietro questi Ceri, ma qualcuno poteva anche spiegarmi che non si trattava di una gara? L’ordine di partenza e di arrivo resta praticamente invariato, allora perché la gente del posto si scalda tanto? Certo è suggestiva, ma non si può fondare un intero anno, sull’attesa della prossima corsa. Il momento dell’Alzata, a mio parere è stato quello che maggiormente mi ha regalato emozioni. Proprio a causa della mia ignoranza in materia, credevo che chi fosse riuscito a mettere dritto il Cero, nel minor tempo possibile, sarebbe riuscito a sorpassare gli altri due. Invece niente, è una semplice sfilata fatta di corsa. Ma cosa cavolo vi correte su per la montagna? Io non riesco neanche ad andarci a passo d’uomo.

Per mia fortuna, accanto a me, un ragazzo del luogo, si prestava a rispondere alle mie mille domande. Era a dir poco strafigo, con quegli occhi neri che emanavano fascino e mistero. Abbiamo passato l’intera giornata insieme, tranne per il momento della corsa pomeridiana, in cui si è trasformato in un ceraiolo, e nel dopo cena , mentre si beveva qualcosa in un pub che non avevo mai notato, nonostante passassi di lì sempre, mi ha fatto capire che avrebbe gradito anche un “dopo”. Non posso e, mio malgrado, ho dovuto respingerlo. Certo la voglia di una sana scopata c’è e brucia dentro me, ma mi rendo conto che così facendo, destabilizzerei il mio equilibrio, già abbastanza precario. Ad ogni modo ho il suo numero, se dovessi passar da queste parti, potrei sempre farmi viva.

Ed eccomi qui, ultime due ore a Gubbio, seduta su una panchina ad aspettare il mio taxi. La mia macchina mi ha abbandonata, così ho organizzato il tutto, perché venga fatta reperire al mio meccanico di fiducia, mentre io partirò in treno. Non mi era possibile ripararla in loco, il mio tempo qui è finito, devo tornare alla vita reale. Ferma qui, in questa piazza, ad osservare la gente che passa, mi riscopro a pensare a cosa mi sono lasciata dietro. Sono partita in solitaria, io che ho sempre visto questo genere di viaggio come un qualcosa da sfigato, da chi non ha nessuno al mondo che voglia passare del tempo insieme. Eppure mi sento rigenerata, rinata per la precisione. Non mi importa più delle unghie lunghe e curate, o dell’abbigliamento all’ultima moda, non m’interessa poi molto su come appaio esteticamente. Dentro di me risplendo, emano una luce nuova. Cogito ergo sum, diceva Cartesio. Oggi finalmente ne capisco il significato. Ero una ragazza superficiale, legata a cose futili ed in soli tre giorni mi sono trasformata un una donna che ha finalmente capito cosa vuole nella vita. Non mi interessa minimamente risanare con lui, in fondo non mi ha mai amato realmente, per lui ero una sorta di trofeo da esibire. Tutto quello che mi ha fatto lo dimostra. Non mi importa neanche andare a recuperare la mia roba da lui, non mi appartiene più e, se per caso, il mio attuale lavoro sarà ancora lì ad attendermi, beh, avrà comunque vita molto breve. Voglio qualcosa che mi faccia sentire realizzata, qualcosa che possa costruire dal nulla, una mia creatura. Per ora posso anche affiancare quel lavoretto in radio che continuano a propormi, tanto non mi importa poi molto se non potrò più uscire tutte le sere. Come San Francesco, che visse per alcuni anni qui a Gubbio, mi sono spogliata della precedente vita, solo che io l’ho fatto senza rendermene conto e scopro che non mi manca per nulla. Certo dovrò chiedere ospitalità a qualche amica, almeno momentaneamente, ma solo finché non riuscirò a permettermi un posto tutto mio. Mi sento libera, così tante possibilità mi si aprono davanti, che non riesco a decidere quale afferrare per prima. Ora mi sento viva come non mai, ora so chi sono.

È passato poco più di un anno, da quel viaggio a Gubbio, quante cose sono successe, quante sorprese mi ha riservato la vita. Mi sono licenziata quasi subito dallo studio notarile dove lavoravo. Dovevo togliere anche quella parte della mia precedente vita, così grigia, così vuota. Ora la mia esistenza è piena di colori. Gli infiniti colori della libreria per bambini che ho fatto nascere dal nulla, rilevando un vecchio locale sgangherato. Certo per risparmiare ho dovuto fare qualche piccolo lavoretto con le mie mani, pensare che prima non riuscivo neanche a cambiare un pneumatico. Gli affari vanno talmente bene, anche grazie ai vari eventi di lettura di gruppo che organizzo con gli autori, che inizio a pensare di ampliare l’offerta, magari rivolgendomi anche agli adolescenti, ma per ora è ancora troppo presto per questo passo, mi sono indebitata fino al collo ed ho bisogno di guadagnare, prima di percorrere quest’altro passo.

In una serata autunnale ho conosciuto Valerio, un ragazzo più piccolo di me, uno studente universitario, con lui ho scoperto un modo sano di amare, senza sfruttamenti e delusioni. Certo non sono tutte rose e fiori, le nostre scaramucce le abbiamo, ma insieme cerchiamo di affrontare le divergenze. Ci credereste? Non sono più sola al mondo ed il mese prossimo mi trasferirò nel mio nuovo appartamento. Ho chiesto a Valerio di venire a stare con me, in fondo perché non lanciarsi ed entrambi siamo sempre in giro, da poterci vivere solo la sera. Lui ha gentilmente rifiutato. Non è stato un no secco, ma solo un posticipare un minimo i tempi. Dice che ho seriamente bisogno di imparare a vivere da sola con me stessa, solo così, entrambi, saremo pronti al passo successivo. Effettivamente ha ragione, ho sempre vissuto con qualcuno, che sia la mia famiglia, i miei ex, o l’amica che mi ha accolto dopo Gubbio. Sempre saggio il mio tesoro, nonostante la giovane età. Ho anche scoperto delle nuove passioni, frequento dei corsi di pittura e cucina. Servono a farmi vivere senza stress, pare che ai fornelli non sono poi così male, io che non sapevo neanche prepararmi una tazza di caffè. Solo ora ho pienamente sconfitto tutti i miei demoni interiori, che mi facevano prendere strade sbagliate, adesso sono realmente felice.

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