Ok, vi avviso subito, il post di oggi, come anche quelli dei prossimi giorni li ho scritti che era ancora il 2015 e dato ordine al sito di pubblicarli in date ed orari prestabiliti. Questo perché i primi giorni del nuovo anno sono sempre un po’ catastrofici. Si approfitta degli ultimi giorni di vacanza per riposare, dormire il più possibile e disintossicarsi dai bagordi culinari ed alcolici.

Come state? Che fate? Ma qualcuno mi legge? Ci sono degli aficionados? Non leggendo commenti, né i mi piace, mi domando se la mia voce viaggia nel vuoto o se siete tutti lì a leggere delle mie avventure.

Oggi vorrei parlarvi del mio ultimo viaggio in solitaria. Un tempo ne organizzavo di più, quasi tutti a sfondo enogastronomico,ma ogni volta ne approfittavo per visitare le bellezze del posto. Stavolta la mia scelta è caduta su Gubbio.

 Devo dir la verità, non mi aspettavo molto da questi luoghi, partivo prevenuta e neanche i proclami di chi ci era già stato erano riusciti a scalfire questa mia corazza. Chi mi segue da tempo sa che questa pausa dalla routine, arriva dopo un periodo molto burrascoso e doloroso per me. Era più che necessario che io mi staccassi da determinati luoghi, dove tutto ciò che mi circondava era strettamente legato a ricordi più o meno piacevoli.

Così, nella fretta di trovare un posto che potesse donarmi calma e serenità, non ho avuto il tempo di pensare dove io volessi realmente andare, affidandomi così ai consigli degli amici, due in particolare, che non smetterò mai di ringraziare. Come dicevo, partivo prevenuta, per me Gubbio era solo la città del famoso lupo francescano, della corsa dei ceri e della crescia (o torta al testo che dir si voglia). Mai avrei immaginato che, invece, mi sarei trovata in un posto senza tempo, dove convivono in perfetta armonia le varie ere, dal paleolitico ad oggi. Sono rimasta estasiata davanti alle Tavole Eugubine, o all’imponenza del monte Igino, sul quale Gubbio è abbarbicata, o alla maestosità dei due palazzi, Dei Consoli e Pretorio, posti uno di fronte all’altro in piazza Grande, che sembrano sfidarsi ad una perenne partita a scacchi, dove ogni pezzo è formato da quei cittadini e turisti che vi sostano per ammirarne il panorama.

Ancor di più sono rimasta meravigliata ed affascinata dal popolo eugubino. Mai mi son sentita così immediatamente a casa, come in questi luoghi. A cominciare dal tassista, che non ha fatto altro che elencarmi delle attività buffe ed assolutamente ilari da svolgere durante la mia permanenza (come ad esempio i famosi tre giri da fare intorno alla fontana del Bargello, o fontana dei Matti, per poterne acquisire la cittadinanza onoraria di Matto… cosa che io ho ovviamente fatto, insieme ad un gruppo di settantenni, ritrovandomi alla fine inzuppata fradicia a causa dei loro continui gavettoni), o al personale dell’hotel, disposti a venirmi incontro sulle esigenze della stanza, nonostante l’hotel quasi pieno, o i vari residenti che mi indicavano la via, per poter raggiungere più agevolmente determinati luoghi, alcuni di loro si offrivano anche di accompagnarmici, ma rifiutavo prontamente.

 

 

Il colpo di fortuna è arrivato quando mi hanno informato che la domenica si sarebbe festeggiata la Corsa dei Ceri piccoli (la famosa corsa dei ceri effettuata, però, dai bambini), non potevo perdermela, anche se questo ha significato dover rinunciare a numerosi altri luoghi da visitare. Certo, non capirò mai le esultanze o le lamentele della gente del posto, visto che, ho scoperto, non si tratta di una gara, ma di una semplice corsa. ma è stata un’esperienza strana ed esaltante allo stesso tempo, che non potevo rifiutarmi di vivere. Andava fatta e non me ne sono pentita assolutamente.

Infine nel mio cuore porterò con me, tutte quelle persone che hanno reso questa mia parentesi meno solitaria di quel che mi aspettassi. Sono stata adottata da questa gente, sempre col sorriso sulle labbra e con la battuta pronta, dalla receptionist e dalle bariste dell’hotel, che la sera restavano a chiacchierare con me, dopo il turno, sorseggiando del caffè al ginseng, e da  un gruppo di arzilli nonnini, in visita con l’università della terza età, che mi hanno anche invitato a cena, in una di queste sere, alla poetessa con la quale ho chiacchierato di sogni e speranze, spronandoci a vicenda. E per non parlare dell’aspetto gastronomico, ho mangiato tartufo in tutte le salse, in piatti cucinati sublimemente, dove ogni boccone si scioglieva in bocca, mandandomi in estasi.

Gubbio mi resterà nel cuore e so che, anche se dovessi tornarci in compagnia, ogni luogo da visitare riporterà alla mia mente questo viaggio alla ricerca di me stessa.

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