Consiglio, leggete ascoltando questo brano: Orchestraccia – In Bianco Natale

 

Dunque, siamo più o meno tutti sopravvissuti alle mega abbuffate natalizie, giusto? Pranzi e cene all’insegna del “non mangio da due mesi e voglio dar fondo alla dispensa” che sono uno schiaffo alla vera fame e povertà.

Starete pensando: “Oh cavolo, ma vuole proprio parlarne?” Ebbene si, oggi affronteremo l’argomento a tutto tondo. Perché, diciamoci la verità, gli ultimi tre giorni sono stati la fiera della falsità e dell’ipocrisia. Parenti che non vedi esattamente da un anno, da cui ti sei tenuta a debita distanza con slalom alla Alberto Tomba dei tempi d’oro, ripiombano nella tua vita per la trasposizione della famiglia del Mulino Bianco. Zii che tra di loro si odiano e si darebbero volentieri un coltellata alle spalle, li vedi crogiolarsi nel piacere della reciproca compagnia e scambiarsi i doni, come se non facessero altro tutto l’anno. Tranquilli, il capitolo regali lo affronteremo state certi.

Ecco, il Natale è così pregno di luoghi comuni e certezze, che diventa quasi una coperta di Linus, sai esattamente cosa aspettarti e da chi, è un copione collaudato negli anni, non si sgarra e non ci si può sottrarre ad esso neanche dopo la morte. Eh non signori miei, non si può. Perché anche se sei trapassato a miglior vita, stai pur certo che su un mobile nel salone, ci sarà sicuramente una bella foto di te sorridente che assiste allo spettacolo più falso dell’anno, senza poter neanche alzarsi e fuggir via.

C’è la nonna che ti dice quanto sei sciupato, la zia che ti chiede se sei fidanzato e quando ti sposerai, i bambini che urlano e si rincorrono facendoti venire un mal di testa leggendario, il cugino che si vanta di un suo esame universitario, la sorella perennemente attaccata al cellulare, estraniandosi tra whatsapp e telefonate, lo zio ubriaco che fa gelare l’atmosfera con una battuta fuoriluogo, il nonno che non sente ma ti rimprovera se alzi la voce… insomma alzi la mano chi non si ritrova in tutto ciò e, mentre leggeva, non gli tornavano alla mente i propri parenti.

Il cibo, quanti di voi han dovuto mandar giù bocconi amari? Lo sappiamo tutti, se qualcosa non è di nostro gusto, non possiamo permetterci di declinare il piatto, sarebbe maleducazione. Ah certo, è maleducazione se non mangio qualcosa che non mi piace, quindi abbuffarmi a forza di cibi per me non graditi è educato da parte dei padroni di casa? Quanti di voi han fatto sempre presente che un determinato alimento non lo mangiate, vuoi perché non vi è mai piaciuto, vuoi per motivi religiosi o scelte di vita vedi i vegetariani, ma immancabilmente ecco che ve lo ripropongono ogni anno e se per caso cincischi e non inizi subito a trangugiare come fossi un’aspirapolvere, ecco che la zia ti fa: “Ma come, non mangi? Non ti piace? L’ho preparato apposta per te.” E lì giù cucchiaiate intere, perché tanto la scusa del “non ho molta fame”, a Natale è abolita.

Io per anni ho dovuto mangiare portate disgustose per il mio palato, vuoi perché mai piaciuti o vuoi perché cucinate malissimo. Ricordo un’anatra all’arancia, un’anno, più amaro di non so cosa, segno che oltre al succo ed allo zeste, avevano usato anche la pellicina bianca. Al primo assaggio tutti zitti, solo la famosa zia da cui eravamo ospiti si pronunciò: “Era la prima volta che la cucinavo, non capisco perché sia così amara… beh, dai è buona lo stesso se ne volete ancora ce n’è dell’altro”. In quel frangente tutti, dopo esserci guardati per infonderci coraggio, abbiamo consumato quell’anatra in religioso silenzio. C’è chi lo mangiava lentamente, cercando di abituare il palato a quel sapore così sgradito, invano oserei dire. Poi c’ero io e pochi altri temerari come me che invece divorammo l’amaro fiele in pochissimi minuti, quasi in apnea per non perder tempo, per poi innaffiare il tutto con abbondanti dosi di bevande varie. La zia osò anche tentare di propinarcene ancora, ma lì io fui diabolica: “Zia è meglio non ingolfarci troppo, ricorda che ci sono anche un sacco di dolci, se nessuno prende il bis sai cosa puoi fare? Conservala in frigo e domani ne fai delle polpette, così non si butta nulla.” Lo zio e mio cugino mi guardarono malissimo, chissà perché… ihihih.

Nel pomeriggio poi, giusto prima di iniziare coi giochi tradizionali natalizi, tombola, mercante in fiera, sette e mezzo e quant’altro, ecco che inizia un altro rito della falsità umana: lo scambio dei doni. Diciamoci la verità, tutti noi ci siamo allenati, negli anni, ad assumere l’espressione più stupita ed entusiasta che potevamo permetterci. I regali di Natale sono, al 90% dei casi, quanto di più brutto ci possa essere. C’è il parente che ricicla i regali sgraditi e quindi se ti ritorna indietro un regalo che gli hai appioppato tu anni prima, devi far doppia fatica, perché neanche il fastidio di andarlo a cercare in giro per i negozi ha avuto. Poi c’è quello che il giro nei negozi se lo è fatto, ma comunque saranno state boutique dell’horror, vi dico solo che una mia zia osò regalarmi un gilet in tartan dicendomi che sarebbe stato l’ideale per andare a scuola. Quel gilet finì col diventare un cuscino per le sedie della cucina a casa di mia nonna. Si, ce lo mettevamo sotto dove non batte il sole, mai indossato. Poi c’è la nonna che con fare da pusher ti passa sottobanco dei soldi facendoti segno di non dirlo a nessuno. Infine il parente da “quest’anno, per non far torto a nessuno, ho deciso di regalare a tutti la stessa cosa” e ti ritrovi con la classica candela profumata, peccato che se l’accendi ti faccia venire il mal di testa in cinque minuti.

Insomma, una farsa di cui faremmo tutti volentieri a meno. Poi ci son quelli talmente sfigati che quest’anno il Natale l’han passato nella propria famiglia, Santo stefano in quella del proprio partner e la Vigilia alla cena aziendale. Ecco per me queste persone andrebbero proclamati martiri.

Esiste solo un modo, forse, per scampare a tutto questo, partire. Per chi se lo può permettere un bel viaggetto, anche di tre o quattro giorni, sono l’unico rifugio per non dover vivere costantemente tutto ciò. Certo verrai additato come la pecora nera della famiglia, l’irrispettoso, l’ingrato, ma voi mettere che pace, che relax e quanto tempo libero per cercare di godersi il vero spirito natalizio?

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